La prima pasta senza glifosate è Ital…

briatore.jpgItaliana avrei voluto scrivere…ma ahìme mi si è strozzato in gola, sì, perchè la prima marca a tuffarsi sul mercato del glifo-free in Italy è la Garofalo.

 

 

 

Italiana dunque? non proprio. La Garofalo circa 4 anni fa è stata acquisita dal gruppo spagnolo Ebro foods.

Sì, ma viene fatta con grano di origine Italiana? Forse in parte, ma la porzione prevalente è di origine USA o Australiana (come si può leggere nell’articolo sotto).

Ok, ma almeno è prodotta in Italia?…purtroppo talvolta ci sono alcune perplessità anche su questo aspetto. 

http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2017/05/24/cassazione-conferma-maxisequestro-spaghetti-made-in-turkey_f94cd755-9255-43ae-bfe2-e23cc120f4f1.html

Per tutto questo pacchetto dovete anche spendere una cifra superiore al costo medio della pasta in Italia…come dichiarano loro stessi:

Non ci interessa abbassare i prezzi, se sei top svilisci il prodotto

Insomma loro sarebbero al top, ed il consumatore italiano abbocca…

 

di ANNA SILVERI 10 aprile 2018

Non ci era ancora successo di poter controllare nel sito di un pastificio l’origine dei grani impiegati nel pacco di pasta che stiamo per cuocere, accertando perfino le analisi chimiche e i risultati dei controlli a campione eseguiti da un ente esterno certificato.

Succede ora con comesifagarofalo.it, nuovo sito del Pastificio Garofalo di Gragnano, per la pasta prodotta nel 2017 con scadenza nel 2020.

[Classifica della pasta artigianale: 12 pastifici senza rivali]

Le scelte di Garofalo vengono condivise con i consumatori: si apprende così che una quota del grano utilizzato è italiano, ma la maggior parte proviene in particolare da Arizona e Australia.

Oppure che la produzione industriale ma rispettosa della passione per la pasta, inizia da miscele di grano pregiate escludendo quelle trattate con il Glifosato, diserbante che accelera il processo di essiccazione, diffuse in Canada.

Così facendo, con uno stile inconsueto per un settore non molto disponibile alla comunicazione, Garofalo supera le richieste del ministero delle Politiche agricole sull’etichetta della pasta contestate da Aidepi, l’associazione dei pastai italiani, perfino con un ricorso al Tar, poi bocciato.

[Facciamo un sacco di errori cuocendo la pasta]

Oggi è obbligatorio che l’etichetta della pasta indichi la provenienza del grano.

Dall’estate poi, il regolamento Ue sull’origine degli ingredienti principali di un prodotto, darà ai produttori la possibilità (facoltativa) di indicare in etichetta se la materia prima principale arriva da un paese diverso da quello del prodotto finito.

Non si tratta di un particolare irrilevante per i consumatori, considerato che l’Italia importa il 25-35% del grano duro impiegato per produrre la pasta.

Oltre al nuovo sito, Garofalo ha previsto un ritocco grafico delle sue confezioni, sulle quali si troveranno le diciture richieste, ma con un numero maggiore di dettagli rispetto a quanto previsto.

 

https://www.dissapore.com/alimentazione/la-prima-pasta-senza-segreti-e-di-garofalo/

http://www.ilfattoalimentare.it/pasta-garofalo-in-rete-analisi-origine-e-qualita.html

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6 pensieri su “La prima pasta senza glifosate è Ital…

  1. ogni settimana un marchio di pasta in offerta…
    questa settimana Di Vella a prezzi incredibilmente bassi per lotti di pasta ancora senza etichetta di origine, probabili residui di magazzino ma con scadenza comoda 2020…anche in questo caso scaffali vuoti solo per lei…il resto della pasta non in offerta rimane lì dove si trova…chissà che guadagni stratosferici per gli industriali…

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  2. Vessati, da da prezzi bassi imposti dalla speculazione, i produttori di grano duro dell’Isola sanno che il grano duro che raccoglieranno nel giugno prossimo è a rischio: perché, per l’appunto, il prezzo è bassissimo.

    La grande industria vuole il grano duro del Sud: ma il prezzo lo debbono decidere loro. Perché in Italia, storicamente, la politica agricola la fanno le industrie a scapito degli agricoltori!

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    1. Enza, mi dispiace deluderti ma questo blog non lotta contro la globalizzazione, la speculazione o la grande industria…noi facciamo solo informazione finalizzata ad una comprensione più approfondita e non partigiana della realtà…

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  3. In questo momento il prezzo del grano duro del Sud Italia si atesta intorno a 18-20 euro al quintale. Un prezzo stracciato. Vergognoso. Meno della metà del prezzo del Desert Durum, il grano duro che si coltiva in Arizona e in California, un prodotto che ha le stesse qualità organolettiche del grano duro del Sud Italia.

    Solo che il grano duro americano è difeso dal Governo americano, mentre il grano duro del Sud Italia è massacrato dall’Unione Europea e dalle multinazionali. Non a caso è oggetto di una speculazione che tiene il prezzo basso.

    La grande industria della pasta – che oggi dice basta al grano duro canadese – è costretta a farlo perché la lotta, dal basso, contro la globalizzazione condotta da GranoSalus (e, nel nostro piccolo, anche da questo blog), sta avendo successo.

    I consumatori, oggi, vogliono garanzie. La UE e l’Italia non danno alcuna garanzia. L’etichettatura della pasta – iniziativa elettorale – è naufragata. Bruxelles, del resto, è pronta a ‘macinare’ il decreto italiano sull’etichettatura.

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  4. che si inizi a non fare uso di grano innaffiato sul chicco, perchè di questo si dovrebbe parlare, di un erbicida qualsiasi esso sia è già una buona base……… stiamo parlando di boicottare una pratica assurda e innaturale, che non ha niente a che vedere con la proibizione assurda del glifosato o altro usato come erbicida, non come maturante………….
    per me
    per quello che riguarda il prezzo , fermo restando che una qualsiasi impresa vive finchè fa reddito, noi compresi, non vedo il motivo per cui il grano e quindi la pasta debba costare così poco……
    un italiano che è il maggior consumatore al mondo procapite di pasta ne mangia circa 28kg all’anno, significa che spende in media circa 50 EURO ANNUI per sfamarsi, praticamente 1gg di qualsiasi lavoro……….ed è assurdo!……

    se da domani , salvaguardando il giusto guadagno degli industriali, la pasta costasse 10cent in più al kg tutta (quindi neanche 3 euro annui al consumatore) non vedo questo problema……perchè il grano tornerebbe a 35 euro/q in modo indolore sopratutto per gli industriali……..e noi potremmo rimettere in moto anche l’indotto che oggi soffre come se non più di noi………

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