Intenzioni di semina ISTAT 2018

Eccolo qua il frutto dei questionari che sono stati inviati ad alcuni di voi dall’ISTAT. L’agricoltura Italiana non molla e va addirittura ad aumentare la propria superficie agricola, +0,5% rispetto allo scorso anno. Roba da super-eroi tenendo conto della situazione.

Seminativi stabili, cereali anche…la superficie a Duro scende moderatamente a livello nazionale dell’1,8%, principalmente a causa del calo nel Sud-Italia (-3,1%)….ma controbilanciato in parte da una notevole crescita  in termini percentuali nelle Regioni del Nord-Italia

Sud e Isole sembrano sostituire il Duro in parte con il Tenero, ma soprattutto con Orzo ed Avena.

Leguminose da granella in calo al Sud, in nettissimo aumento al centro-Nord, complessivamente in aumento del 5,4% a livello nazionale.

 

Intenzioni di semina 2018

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20 pensieri su “Intenzioni di semina ISTAT 2018

  1. dei 200 euro/ha promessi per le filiere non si sa quanti ne rimarranno ……..sicuramente molto pochi…….mi fa ridere..
    un vero contratto di filiera andrebbe fatto coinvolgendo anche i produttori e “dividendo” il rischio con gli industriali….invece siamo sempre noi ad accollarci gli oneri

    i contrattidi filiera fatti così , piacerebbe anche a me farli….ma all’incontrario……io obbligo gli industriali a ritirarmi il grano al prezzo e caratteristiche che stabilisco io……quale fesso industriale aderirebbe…?…….

    è ovvio che sono contratti vessatori…….contratti fatti apposta perchè spesso irraggiungibili se non con costi elevati…..e a quel punto il “valore aggiunto” ce lo siamo giocato tutto…….

    un contratto serio si fa in base a delle caratteristiche minime (che tanto i mulini poi acquistano eccome per essere tagliato) da li le premialità per chi vuole andare oltre e/o ha la fortuna di avere terreni che si prestano…..

    dire ti do 26 euro al q se mi metti lo svevo con 14.5 di proteine è quasi strozzinaggio…..se capita una pioggia forte in granigione diventa un campo rullato…..se non vuoi rischiare dai poco azoto…ma lo svevo se non lo spingi un po fa 35/q ha…..contro i 45/50 degli “altri”…….

    e pensare che un contratto con un minimo di 30 euro in su …costerebbe meno di 1 centesimo al giorno per il consumatore……..

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    1. I contratti di filiera sicuramente stanno incentivando le semine di duro in Emilia Romagna la quale con questi prezzi probabilmente avrebbe fatto altro..come possano influire sulla determinazione dei prezzi non è dato saperlo..e se non lo fanno tolgono per così dire contrattazioni alla borsa dire influendo all’appiattimento dei prezzi….i vantaggi che poteva portare non ci sono perchè il valore aggiunto non viene equamente distribuito,in Sicilia manca l’industria quindi la filiera vale 3euro in meno inoltre non ultimo ma il più importante è una filiera agroindustriale basata sulla proteina e in sicilia produciamo proteina in poche quantità..per il clima arido siccitoso..chi ha stipulato i contratti lo ha fatto confidando nel contributo de minimis…

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      1. Questo si ..sicuro il costo del seme certificato..faremo due conti non appena arriverà il contributo ,se arriverà…..ricordo anche il vincolo dei tre anni

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    2. Scusate il fuori tema.Parole del nuovo assessore all’agricoltura su Facebook………………………………………..Questa ve la racconto…
      Doveva arrivare una nave dal Kazakistan con un carico di grano (Abbiamo attivato un sistema di informazione che ci mette al corrente, in anticipo sugli arrivi).
      Sarà il caso… o il fatto che si è sparsa voce che adesso, in Sicilia, facciamo controlli rigidissimi, ma la nave ha avuto un’avaria e non arriva più…
      Bene!
      Meno grano straniero in Sicilia.
      #GovernoMusumeci
      #FattiperlaSicilia
      Sembrano stronzate..ma apprezziamo l’impegno

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      1. faccenda sempre più interessante puoi mandarmi l’immagine della dichiarazione dell’assessore?

        secondo le nostre fonti documentabili…a Pozzallo starebbero per arrivare nei prossimi giorni
        1 cargo proveniente da Grecia
        2 da Bulgaria
        1 da Ucraina

        non sembra che ci sia un traffico minore del solito…il Kazak non ha sbocchi sul mare, quindi generalmente il grano prende la via dei porti ucraini…non si può escludere che quella nave proveniente dall’Ucraina porti il grano kazako…arrivo previsto giorno 2 marzo…i marinai avranno letto le minacce dell’Assessore su Facebook?

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  2. Scusa GranDuro, ma siamo sicuri che le filiere incidano poi tanto? Quella di Barilla è a 20.000 ettari, Armando 13.000 e credo siano le più importanti.

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    1. quanto incidano non è determinabile,
      consideriamo però che una variazione di 1,8% corrisponde su scala nazionale a circa 25.000 ettari
      che i contratti di filiere dell’anno scorso secondo le dichiarazioni del ministro interessarono 70.000 ettari con un obiettivo per quest’anno di 100.000
      http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3410

      100.000 ettari corrispondono a circa l’8 % della superficie nazionale a Duro.
      senza filiera quanti di questi avrebbero ancora coltivato Duro?
      Impossibile rispondere…ma avranno un impatto secondo la mia opinione, il miraggio di percepire 200€/ha può aver spinto molti ad investire sul Duro, piuttosto che su alternative simili ma prive di contributo (tenero, orzo, avena).
      Con prezzi simili tra Tenero e Duro su al Nord è insensato seminare Duro ad esempio, visto che è molto meno produttivo e suscettibile a varie patologie in quegli areali.
      Stesso discorso per l’orzo in Puglia, quando i prezzi si avvicinano, l’orzo diventa più conveniente.
      Secondo IGC, le superficie scendono in Francia e Spagna, perchè solo in Italia no, o lo fanno pochissimo?

      consideriamo anche che le filiere obiettivamente favoriscono le aree agricole più prossime alle industrie…qui in Sicilia le industrie chiudono…le possibilità di fare contratti di filiera vantaggiosi sono molto ridotte

      a mio modo di vedere le filiere con soldi pubblici favoriscono alcuni, a danno di tutti…perché determinano prezzi più bassi in tempi di scorte abbondanti come quelli attuali. Non è questo che andrebbe fatto….preferirei fosse lasciata mano libera al mercato.
      D’altro canto le filiere per esistere non avrebbero bisogno di soldi pubblici se sono davvero così vantaggiose per tutti.

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      1. Tu dici che è insensato produrre grano duro al nord per la forbice ristretta con il tenero. Ma questo è vero solo se non si fanno le proteine, il che non è scontato ; se si fanno, il duro vale oltre il 40% più del tenero. Per la Puglia dici che conviene l’orzo: a €13,5/14 (se te li danno) al q. non ne sono sicuro. Devi fare una produzione di almeno il 40% in più rispetto al grano per essere competitivo e, nella mia pratica, il minor costo di produzione dell orzo è modesto. E questo, naturalmente, dando per scontato che non si vada, neanche in parte, a proteine, altrimenti non c’è paragone.
        Circa l’entità del contributo, penso non sia malvagia ( dotazione finanziaria € 10 mln + residuo fondi non utilizzati 2016 e 2017= 11/12 mln circa, poniamo si sia arrivati a 100.000 ettari fa €110-120/ ha, non è 200 ma non è poco).
        Riguardo gli effetti calmieranti sui prezzi ci può essere qualcosa, magari in epoche di prezzi crescenti può far comodo ai trasformatori avere merce a disposizione, anche se parliamo di un prodotto che dovrebbe più sostituire il canadese che il nostrano a basso contenuto proteico. E d’altronde sappiamo che il prodotto nominalmente nei silos talvolta è già stato macinato, specie in annate di forte produzione. Sono poi d’accordo con te sull’aspetto territoriale che penalizza la Sicilia.
        Per me quindi la filiera può essere una opzione da prendere in considerazione , anche se per una serie di motivi (che % di raggiungimento proteine nel tempo? Vi saranno finanziamenti anche nei prossimi anni? I prezzi fissati saranno allettanti? Gli aderenti cresceranno molto in numero?) è opportuno non valutarla come una prospettiva durevole.

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      2. Sono d’accordo con grano duro, il mercato dovrebbe determinare il guadagno dell’agricoltura e a chi fa proteina si riconosce un premio come per il canadese. Oggi con i contatti di filiera ci obbligano ad un rigido disciplinare compreso la scelta della varietà. Ma quando importano il grano dal Canada gli chiedono di che razza è? ??

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      3. Non tieni conto della possibilità che il Duro si ammali di fusariosi, e finisca come becchime per polli, anche con proteine elevate, per eccesso di micotossine…evento non improbabile al Nord.
        Un produttore valuta anche questo rischio…non si capisce altrimenti perchè al Nord continuino prevalentemente a coltivare grano tenero, se il Duro vale di più e gli danno anche i sussidi.

        Sull’orzo la penso come te, ma sono i produttori che mi scrivono che conviene fare orzo in Puglia con prezzi bassi e dai dati risulta che in effetti in Puglia si produce abbastanza orzo, supponevo lì ci fosse un mercato discreto e lì l’orzo fosse particolarmente produttivo…qui in Sicilia lo ritengo poco conveniente per quello che descrivi. Personalmente non lo ho mai preso in considerazione, qui è raro vedere un campo di orzo.

        Sull’entità del contributo non mi sono pronunciato, è un punto interrogativo…valuteremo quando lo percepirete. 200 € sembra un miraggio però,

        IL trucco è proprio questo: far credere che il prodotto derivante da filiera sarà tutto altamente qualitativo ed andrà a competere con il canadese, in realtà solo una piccola parte di esso raggiungerà i parametri qualitativi richiesti, la parte prevalente invece secondo me, in relazione all’annata, sarà un buon grano commerciale ed andrà a competere con quello Italiano determinando effetti negativi sul prezzo.

        Continuo a non capire, perchè se il grano proteico è così teoricamente apprezzato, le industrie siano disposte a pagare il grano proteico soltanto con il contratto di filiera…continuo a non capire perchè lo Stato debba finanziare la stipula di contratti proposti dagli industriali, continuo a non capire perchè in tempi di scorte amplissime per il grano commerciale e per quello iperproteico di altissima qualità si continuino a proporre politiche che determinano aumento dell’offerta. Se non è questa cattiva politica quale?
        Poi che sia una opportunità per alcuni, nessuno lo nega, ma è un costo ed un danno per molti di più, a mio modo di vedere. Io sono contrario, io continuo a preferire il mercato. Se qualcuno ritiene la coltivazione del Duro antieconomica nelle condizioni attuali deve mollare e cambiare coltura, non c’è ragione per la quale lo Stato continui ad indurlo a produrre, non c’è ragione per la quale il produttore Italiano sia fidelizzato sulla produzione di Duro, in realtà noi siamo deficitari per qualsiasi materia prima agricola, una vale l’altra…

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    2. 20.000 ettari di Barilla solo in Emilia Romagna, poi fanno contratti in altre regioni

      20.000 ettari che loro prevedono produrranno 120.000 t, ciòe andranno a 60 q/ha di media
      Quello che conta è la produzione, non tanto gli ettari. Nel complesso 500.000 t (da 100.000 ettari) in Italia di grano duro da filiera consente di avere ampie disponibilità per andare sul mercato quando piace a loro. Ormai gestiscono così bene il gioco che non hanno più bisogno di importare dall’estero ed il prezzo diminuisce pure, cose mai viste.
      Ci hanno fottuto, poche chiacchiere,
      Stop alle filiere, grazie a Coldiretti, Confagricoltura e CIA che li hanno aiutati,
      roba da andare a votare per Casapound e stravolgere tutto, altro che per quegli smidollati che state andando a votare

      https://terraevita.edagricole.it/seminativi/accordo-filiera-barilla-produttori-grano-duro/

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      1. Solo al Sud?
        Il premio accoppiato sul grano duro lo prendono sino alla Toscana, compresa Umbria e Marche
        Il premio alla coltivazione di grano duro è riservato ai coltivatori localizzati in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
        https://terraevita.edagricole.it/attualita/aiuti-accoppiati-pagamenti-definitivi-2016/

        Se non lo danno in pianura padana è perchè lì si produce grano duro di pessima qualità generalmente, molto simile al canadese, con livelli di micotossine ai limiti, seppur proteico.
        Evidentemente il ministro bergamasco non è stato informato.

        La Padania comunque compensa con altri premi accoppiati specifici più elevati dei nostri…tipo leguminose.

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  3. I sussidi alle filiere spostano la coltivazione del grano duro verso l’industria, ovvero verso il nord-Italia.
    Grande regalo alla Barilla ed ai compagni dell’Emilia Romagna.

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