Italia, primo produttore mondiale di Grano Duro nel 2017

Istat 2017Dovrebbe essere una buona notizia anche se non ne parla nessuno, ma l’Italia nel 2017 potrebbe affermarsi come il principale produttore mondiale di grano duro. Ebbene secondo Istat avremmo totalizzato le 4,47 milioni di t nel 2017, in calo rispetto ai più di 5 milioni del 2016, ma abbastanza per superare il Canada che secondo le stime ufficiali (invero molto prudenti) si attesterebbe al momento nel 2017 poco sotto le 4 milioni di t.

 

Va considerato che la raccolta canadese non è ancora conclusa e che un dato più affidabile si avrà a Dicembre, quando secondo molti la produzione sarà rivista al rialzo. Va anche sottolineato che forse la stima Italiana di Istat è leggermente generosa, secondo noi infatti potrebbe attestarsi intorno ai 4,2 – 4,3 Mt (vedi stima blog), tuttavia i freddi numeri al momento dicono che l’Italia nel 2017 è il principale produttore mondiale di grano duro…e francamente non mi stupisco, perchè come chi mi segue sa, a mio modesto avviso non esiste nel Mondo territorio più adatto, alla coltivazione del grano duro, dell’Italia, pur con tutte le sue debolezze, criticità e lasciatemelo dire…autolesionismo.

Di seguito vi riporto i dati ISTAT 2016

Istat 2016

 

Ed ecco sotto gli ultimi 2017, Sicilia aumenta la produzione, in netta controtendenza rispetto al calo del Sud Italia ed in accordo con quanto riportato dagli utenti del blog. In Sardegna se notate, i numeri del 2016 e 2017 sono uguali al quintale. Raccolti 1.082.424 quintali di grano nel 2016, stesso numero al quintale nel 2017!!!! Pensate possa essere credibile? Per gli esperti dell’ISTAT evidentemente sì…credo che la stima blog possa essere più aderente alla realtà…produzione Italiana tra i 4,2 ed i 4,3 milioni di t secondo il blog. Istat, ahinoi, dà i numeri sul grano, ma tanto sembra non interessare a nessuno, a parte questo blog. E’ un vero peccato che le statistiche in Italia siano così trascurate e maltrattate, ma insomma non è una novità. Siamo costretti a seguire il mercato anche tenendo conto delle lacune, dei ritardi e dell’incongruenza dei dati nazionali.

Istat 2017

P.S.: Commodities trading ha rilanciato la nostra stima sulla produzione nazionale qui. Un piccolo riconoscimento alla affidabilità di questo blog. Grazie a tutti.

 

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26 pensieri su “Italia, primo produttore mondiale di Grano Duro nel 2017

  1. Questi dati sono molto importanti
    http://www.grainscanada.gc.ca/wheat-ble/harvest-recolte/prelim/2017/cwad-protein-2017-en.html

    il 90 % circa del Duro Canadese 2017 sarà categorie 1 e 2, l’Italia non ha mai acquistato queste categorie (così risulta dalle statistiche ufficiali canadesi) perchè costano molto di più delle categorie 3 e 4 (e 5?) che di solito compra. Il flusso dall’estero dovrebbe limitarsi molto appena il nuovo raccolto nordamericano sarà sul mercato…questa è la mia tesi.

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    1. Ho inviato prima un commento , ma non è partito.
      Perché pensi che il flusso si fermi visto la grande schifezza 2016 che il Canada ha da “smaltire” ?
      E le altre nazioni?

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      1. teniamo conto che l’ha già smaltito in parte, al 31 luglio 2016 ne risultavano ancora 1,8 milioni di t
        https://durodisicilia.wordpress.com/2017/09/08/dure-prospettive/
        Ora sono passati due mesi, nei quali le esportazioni canadesi sembrano essere accelerate, dunque ne rimarrà forse un altro milione o meno…il raccolto 2017 è invece di quantità limitate (4,5 mt probabile) e di qualità ottima (90 % grade 1 e 2, che almeno da quando seguo il mercato non sono mai giunti in Italia).
        Mi sembra evidente che rispetto al 2016, nel quale si produsse quasi il doppio (7,6 mt), con grade 3 e 4 in prevalenza (quelli che generalmente sono importati in Italia), la disponibilità quest’anno di canadese a basso prezzo appetito dai nostri pastai sarà molto limitata.
        Per questo ho scritto che il flusso dovrebbe limitarsi nei prossimi mesi.

        Le altre nazioni? Chi?
        Il mercato del grano Duro dipende esclusivamente dal NordAmerica, dal NordAfrica e dall’Italia…il resto sono inezie produttive…forse solo il Messico ed il Kazak sono meritevoli di attenzione, ma il primo sembra che produca sempre la stessa quantità di Duro (forse perchè irriga e l’area destinata è limitata), del secondo le notizie sono frammentarie, non sappiamo molto…ci mettiamo anche la Francia, ma di produzioni modeste si tratta.
        se vogliamo delle notizie fresche ed aggiornate sulle stime mondiali di Duro e sui paesi più sperduti, dobbiamo acquistare questa pubblicazione che esce mensilmente
        http://www.igc.int/en/subscriptions/subscription.aspx
        servono 785 €, per il formato digitale…se pensate sia importante, possiamo provare a fare una colletta…non so, ditemi voi.
        Teniamo conto che a volte riusciamo a leggere questi dati per vie traverse perchè sono pubblicati da altri giornali o Enti (io li twetto oppure li pubblico sul blog generalmente), a volte no, come in questo periodo.

        Grain Market Report (GMR)
        The GMR is a monthly publication which reviews the situation and outlook for grains, rice and oilseeds. An annual subscription includes:
        Coverage of wheat (including durum), maize (corn), barley, sorghum, oats, rye, rice, soyabeans, soyameal and rapeseed/canola markets
        Supply and demand analysis and forecasts
        Updates on market developments, including futures and export prices, volatility trade flows and ocean freight
        Market Focus articles on topical issues, including access to a searchable archive of past topics
        Review of latest policy developments
        Detailed tables on production, trade, supply and demand, prices and volatility
        Quarterly updates on industrial use of grains, trade in wheat flour, barley malt and sunflowerseed
        11 issues (excludes December)

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    1. meglio così…io però continuo a non fidarmi del sistema Italia…se fosse possibile acquisterei pasta made in Tunisia, dove sono sicuro che almeno troverei una maggiore quantità del mio grano siciliano rispetto ad una generica pasta made in Italy.
      Inoltre credo che i nostri agroindustriali non abbiano alcuna abilità speciale nella produzione della pasta…ormai sono processi standardizzati e replicabili completamente…una buona pasta è possibile produrla ovunque.

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      1. comunque sia io non trovo traccia sul sito del ministero dei risultati di cui parla Aidepi
        http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3082

        l’unico documento è una prima relazione di giugno 2017 sulle analisi 2016…ma a leggere le conclusioni non sembrerebbe che i risultati siano quelli dichiarati da Aidepi,

        http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2639_allegato.pdf

        Capitolo 7. Conclusioni
        L’anno 2016 è stato il primo anno di applicazione del Piano nazionale, pertanto le criticità riscontrate
        possono imputarsi alla necessità di indicazioni volte ad uniformare l’applicazione della norma sui
        contaminanti.
        Nel primo anno di applicazione, quindi, è stato riscontrato uno scostamento fra quanto programmato
        a livello nazionale, regionale e quanto inserito nel sistema. In funzione dei limiti temporali previsti
        per la validazione dei dati da parte delle Autorità delle Regioni/Province autonome, si è preso atto
        che molti dati del controllo ufficiale non sono stati inseriti nel sistema.
        Inoltre, la mancanza dell’inserimento di specifiche informazioni nel sistema da parte dei laboratori,
        non obbligatorie per l’anno 2016, ha reso difficoltosa la valutazione dei dati. L’inserimento di tali
        informazioni è stato reso obbligatorio per i dati relativi all’attività di campionamento nel 2017.
        Le Autorità competenti delle Regioni/Province autonome, nonché i laboratori ufficiali, sono stati
        informati sulle criticità evidenziate e al fine della relativa risoluzione e di armonizzazione della
        raccolta di dati per l’anno 2017 sono state fornite indicazioni (note di questo Ministero pr.0011225
        del 24.03.2017; pr.0021541 del 24.05.2017) anche attraverso giornate informative/formative
        (https://drive.google.com/drive/folders/0BxPM5iaFPCBuaEFNdTVIYjBMUE0

        aggiungo che nel 2016, almeno due carichi di grano estero sono risultati contaminati in Italia secondo le fonti ufficiali. Ho l’impressione che Aidepi si inventi le notizie.
        https://durodisicilia.wordpress.com/2016/09/04/e-litalia-respinge-il-grano-usa/

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      2. Vero che i processi industriali della pasta si sono standardizzati,ma non si puo’ negare che aziende storiche nella pasta,piccole e grandi, hanno sviluppato ,con lavoro e investimenti, negli anni ,competenze e tecniche che rendono molta parte della pasta prodotta in Italia ancora superiore alle paste prodotte all’estero . Mercati attenti alla qualita’ come il Giappone lo riconoscono ancora oggi,altri piu’ di massa,reputano la ns pasta ancora la migliore,vedi Germania.
        In ogni caso nella pasta Tunisina la percentuale maggiore delle semole e’ prodotta ancora con grani canadesi,francesi,messicani. Il magreb vuole colore e proteine importanti, nelle semole utlizzate .Per i grani nostrani c’e ancora molta strada da fare in quei paesi,che peraltro sono logisticamente molto comodi per L’Italia. Sicuramente sarebbe bene confrontarsi con il ns duro su quei mercati,la competizione rafforza la polemica rende sterili

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      3. Sì kromico

        Volevo dirti che ho provato a mandarti la password ma la mail mi tornava indietro.

        Sul grano richiesto dalla Tunisia tendo ad accodarmj alla opinione di Casillo, il principale esportatore Italiano in quelle terre. Ebbene lui ad una domanda precisa sulla tipologia di grano richiesto rispose che volevano grano senza pretese. I nostri grani hanno ancora molta strada da fare? Ma facciamo così pena?
        A me sembra che il grano nostro non lo disprezzino così tanto i tunisini a giudicare dai dati di export, quasi mezzo milione di t/anno negli ultimi anni.
        Sono mercati importanti, a mio modo di vedere, il futuro è in questi paesi a basso costo di trasformazione, l’Italia ha costi di trasformazione elevati, sarà difficile che i nostri industriali potranno competere a lungo nel villaggio globale.
        Fanno un prodotto migliore in Italia? Non vi è ragione per me che sia così. Le macchine sono le stesse, un bravo pastai Italiano lo può assumere chiunque nel mondo per insegnare la tecnica, la stessa Barilla ha fabbriche sparse in tutto il mondo…quello che esce da quelle fabbriche non è certo made in Italy…dunque non c’è alcun presupposto razionale per affermare che la pasta madre in Italy sia migliore delle altre.
        Aggiungo che in Italia se si fa un po’ di attenzione si vende pasta made in Grecia della Barilla, non mi pare che qualcuno abbia mai notato differenze o la abbia discriminata.

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  2. minori costi di produzione???????????????????????????????????????????????????

    sessanta anni fa ci campava una famiglia con 5 ettari perchè non c’ erano le speculazioni che ci sono oggi…….su tutti i livelli della filiera
    grano da seme…speculano
    concimi..speculano
    gasolio speculano
    diserbi speculano
    prezzo dei trattori speculano
    se oggi il grano valesse 100 euro/q( e dovrebbe essere questo il prezzo visto che siamo al palo da oltre 30 anni)…..e un piatto di pasta invece di costare 15cent ne costasse 60………come dovrebbe essere con il ricarico a favore solo di chi produce, ci camperebbe anche oggi

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    1. Roby
      ma non avevi scritto a più riprese che non avresti più commentato?
      tra un pò il blog lo porti avanti tu…
      comunque oggi questa è la situazione bella o brutta che sia, e tra ventanni molto probabilmente i prezzi mediamente saranno ancora più bassi, perchè non credo che il progresso tecnico si fermerà, oppure che Roby ed i suoi amici possano sconfiggere i tanti e cattivi speculatori (se questo è il motivo), dunque o ci si attrezza per ridurre ulteriormente i costi o si cerca un altra attività.
      Io ridurrò ulteriormente i costi, lo fanno tutti nel mondo, lo farò anche io.
      D’altro canto che oggi qualcuno possa campare semplicemente coltivando 5 ettari di terreno a frumento con gli strumenti moderni (una settimana di lavoro in totale all’anno al massimo a farla lunga), sarebbe una enorme ingiustizia nei confronti di chi svolge altra attività e lavora duro per tutto l’anno.

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      1. veramente da quando scrissi che non avrei più commentato , per ragioni che ho ben spiegato, l’avrò poi fatto 2 o 3 volte..forse 4 con questa risposta…..
        non vedo come possa influenzare in qualche modo il blog
        hai sostenuto che i costi sono diminuiti ed ora sostieni che bisogna ridurre i costi…ergo significa che i costi sono aumentati e di tantissimo…
        visto che non sono più un bambinetto e ho quasi mezzo secolo alle spalle purtroppo , ricordo benissimo i costi di 40 anni fa (ho ancora delle vecchie carte e fatture da parte) con i costi di oggi…per non parlare di tutta la parte burocratica che oggi si è aggiunta………
        quindi carissimo granoduro permettimi di non essere affatto daccordo sulla tua affermazione “minori costi di produzione dovuti dal progresso”
        grazie

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      2. ragioni che avrai spiegato ad altri, io avevo capito che non avresti più commentato e francamente me ne rallegravo perchè non ritengo utili i tuoi commenti

        certo i costi sono diminuiti, in primis il costo del lavoro, io coltivo oggi circa 250 ettari, sessantanni fa un operatore forse ne coltivava 1 di ettaro. 40 anni fa forse un operatore ne coltivava 20 di ettari. Oggi un operatore con lo stesso lavoro può coltivare certamente 10 volte il terreno di 40 anni fa, ergo i costi per ettaro sono diminuiti. Se tu continui a coltivare gli stessi ettari di 40 anni fa, il problema è tuo che ti sei fossilizzato o impigrito. Se ora guadagni di meno è perché lavori meno rispetto a 40 anni fa, non perchè il mondo è un cattivo speculatore sulla tua pelle….in generale a me sembra piuttosto che siano gli agricoltori che ambiscano a vivere alle spalle degli altri, e si lamentano pure se gli altri non glielo consentono.

        sì, i costi vanno ulteriormente diminuiti, non perchè siano aumentati, ma perchè la corsa al ribasso dei costi è un processo inevitabile in un sistema di mercato concorrenziale nel quale il progresso tecnico e tecnologico è continuo.
        Negare questa evidenza è non aver capito nulla del mondo che ci circonda, salvo poi recarsi allegramente presso la grande distribuzione a comprare merce a prezzi superscontati.

        I costi poi vanno riferiti al quintale di grano prodotto, oggi le varietà producono mediamente il doppio di 40 anni fa, sulla stessa unità di superficie. E’ certamente diminuito il costo per quintale tenendo conto di tutte le componenti, non è detto che lo sia quello per ettaro.

        In poche parole, oggi si produce di più, si utilizzano meglio o si sprecano meno gli input (concimi, gasolio, diserbanti), la voce di costo della componente lavoro manuale o intellettuale è diventata minima per unità di superficie, mentre prima era preponderante. Oggi si può gestire quasi qualsiasi adempimento da una cabina di un trattore peraltro, io lo faccio…Burocrazia? E’ un alibi. Assolutamente ininfluente se non chiedi contributi e non hai dipendenti.
        Ma come ci si spiega il fatto che nel Mondo ed in Italia si continua a produrre sempre di più ed abbondantemente con prezzi dei prodotti agricoli sempre minori?
        Siamo tutti dei benefattori? io no di certo, anzi mi schiero dalla parte dei cosiddetti cattivi speculatori…l’agricoltura è un business come un altro…l’unico faro è il profitto, se non facessi profitto io chiuderei l’attività senza ombra di dubbio…meglio incrociare le braccia che lavorare in perdita.

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    1. sul breve mi sembra che la debolezza ci accompagni, sul medio periodo (attuale campagna di commercializzazione) sono moderatamente fiducioso, sul lungo, prossima annata lo sono anche di più.
      Certo teniamo sempre conto che i prezzi del grano nel lunghissimo periodo a parità di potere di acquisto tenderanno inevitabilmente a scendere, per cui ogni giorno ci si deve inventare qualcosa per fare meglio ed ottimizzare il processo produttivo.

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      1. Eppure la mia limitata conoscenza non mi permette di comprendere i fenomeni attuali. Ci troviamo in una congiuntura di mercato caratterizzata da flessione della produzione soprattutto nei paesi esportatori e comunque a livello globale; la qualità del prodotto italico è sicuramente molto migliore dello scorso anno e per quanto mi riguarda eccellente; la produzione estera è anch’essa di ottima qualità e questo non è un bene per gli importatori, e, in teoria, dovrebbe favorire il prodotto nazionale. Tuttavia oggi i prezzi sono allo stesso livello dello scorso anno in condizioni diametralmente opposte. Deduco pertanto, forse semplicisticamente, che il prezzo attuale non abbia il supporto dei fondamentali, in altre parole per quanto mi riguarda ha senso la cosa solo se la si delinea in un contesto temporale limitato.

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      2. che dirti….neanche io comprendo ciò che sta accadendo…rispetto al quadro che delinei, che condivido in generale, posso solo considerare che il prodotto estero sarà ottimo, ma quello che attualmente è venduto in Italia, è roba pessima 2016, diciamo almeno sino a Novembre circa…dunque potrebbe anche darsi che da quel momento in poi, il canadese in Italia non andrà più a questi prezzi infimi che sta registrando in queste settimane.
        Non esageriamo, i prezzi a settembre 2016 secondo Altamura erano 2-2,5 €/q più bassi.
        Mi attendo un rialzo nei prossimi mesi, se non accade, allora vuol dire che stiamo perdendo tempo, oppure i dati che sono in nostro possesso sono completamente errati. Vediamo un pò cosa accade…la campagna è ancora lunga.

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      3. è un fatto storico acclarato…nel lungo tempo il prezzo dei prodotti agricoli di massa tende a scendere (al netto dell’inflazione). Le ragioni sono dovute ai minori costi di produzione determinati dal progresso.

        Ma non ci vuole chissà quale studio, basta un pò di memoria storica, sessantanni fa con 5 ettari di seminativo ci viveva dignitosamente una famiglia….oggi non mi pare proprio.

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