Le etichette Italiane sono indigeste?

Articolo canadese sulle etichette di origine sulla pasta (da me tradotto) che vi suggerisco di leggere con molta attenzione perché potrete rendervi conto della percezione dei nostri concorrenti non solo sulla questione specifica, ma anche sul mercato del grano in Italia dal loro punto di vista.

 

Etichette italiane per creare grossi fastidi

Aziende agricole italiane affermano che l’etichettatura del paese d’origine gli darà uno strumento “competitivo”

Il duro canadese sugli scaffali dei supermercati italiani probabilmente affronterà l’etichettatura discriminatoria all’inizio del 2018.

I ministri dell’agricoltura e dell’industria del paese hanno annunciato che il governo impone un regime di etichettatura di origine (COOL, l’acronimo inglese) sulla pasta confezionata che richiederà l’indicazione dell’origine del grano e dove è stato macinato.

Allo stesso tempo, la più grande organizzazione italiana degli agricoltori ha fatto campagna contro le importazioni di durum canadese, descrivendolo come “tossico” e insistendo sui controlli sull’importazione.

“Stiamo ponendo l’Italia all’avanguardia d’Europa utilizzando l’etichetta come strumento competitivo”, ha dichiarato il ministro dell’agricoltura italiano Maurizio Martina dopo aver annunciato l’intenzione di richiedere il COOL.

I requisiti probabilmente entreranno in vigore entro il primo febbraio, seguendo le tempistiche delle normative italiane.

Mentre la mossa protezionistica non è benvenuta tra gli agricoltori canadesi, esportatori e i commercianti, si prevede che sia limitata sia in termini di importazioni italiane sia soprattutto nel mercato mondiale.

“Abbiamo visto questo film prima”, ha dichiarato Bruce Burnett, analista di mercato con Glacier FarmMedia.

“Potrebbe cambiare le nostre destinazioni (di esportazione) più di ogni altra cosa”.

Burnett e altri analisti hanno affermato che l’Italia non può fare a meno di durum importato. Inoltre, il durum canadese potrebbe essere in grado di soddisfare altri mercati se l’Italia consumerà più durum nazionale, a causa delle nuove etichette.

L’Italia è stato il secondo cliente più grande del Canada nel 2016-17, dopo aver importato quasi 700.000 tonnellate entro maggio. I suoi mulini e trasformatori sono esportatori significativi e si affidano al durum straniero mescolato con il duro domestico per restare competitivi nei mercati della pasta mondiale.

Le norme di etichettatura costringeranno le aziende alimentari a dire se il durum è stato coltivato e macinato in Italia, all’interno dell’Unione europea, dall’esterno dell’UE o da una combinazione di fonti.

I mulini ed i trasformatori italiani hanno osteggiato la mossa che minaccia di rendere i loro prodotti più costosi e danneggia la loro capacità di esportare verso mercati esteri.

L’ambasciata canadese e i ministri del commercio e dell’agricoltura del Canada hanno fatto attività di lobbing contro la minaccia da mesi, e non sono stati lieti di vedere l’Italia approvare il COOL.

“E ‘una grande preoccupazione e i miei funzionari stanno discutendo con i nostri funzionari presso l’Unione europea per assicurarsi che abbiamo un commercio continuativo e che il commercio continui liberamente”, ha dichiarato il ministro federale dell’agricoltura Lawrence MacAulay.

“Come sapete, abbiamo una storia di questo problema e certamente non ci piace.”

Dove la controversia andrà a finire da qui non è chiaro perché l’Italia non ha seguito le regole comunitarie su come imporre un regolamento come questo. Il paese dovrebbe proporre un regolamento, quindi la Commissione europea valuta se sia accettabile secondo le regole dell’UE.

L’Italia ha proposto la sua regola, lo ha passato all’UE, ma ha poi imposto un regolamento diversamente formulato prima che l’UE avesse commentato il regolamento proposto originariamente.

Le normative COOL in Italia potrebbero affrontare una sfida sia dell’UE che dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Tuttavia, probabilmente non fermeranno le norme che entreranno in vigore all’inizio del 2018, ha detto Cam Dahl, presidente di Cereals Canada.

“Questi non sono processi veloci”, ha detto Dahl sull’UE e sull’OMC.

Ciò significa che esportatori canadesi e trasformatori italiani probabilmente dovranno affrontare complicazioni entro l’anno.

“Questo imporrà costi aggiuntivi per l’utilizzo di durum canadesi a causa della segregazione”, ha dichiarato Dahl.

Il ministro dell’agricoltura Saskatchewan Lyle Stewart ha affermato che le regole COOL sono un cattivo sviluppo, ma la decisione dell’Italia di saltare al di là del processo dell’UE, potrebbe in realtà portare a risolvere il problema più rapidamente.

“L’Italia è stata molto aggressiva su questo”, ha detto Stewart. “Ora hanno by-passato il processo dell’UE e sono andati dritto all’OMC e credo forse che non sia del tutto negativo, anche se abbiamo sperato che l’Unione avrebbe fermato questa cosa prima che fosse mai arrivata all’OMC”.

L’impatto del mercato sarà probabilmente silenziato a causa della necessità dei mugnai italiani di grano straniero. Burnett ha dichiarato che l’Italia è un “cliente prezioso” che acquista le categorie inferiori di durum canadese per mescolarli con costosi durum italiani per mantenere i prezzi dei prodotti competitivi. Le azioni precedenti italiane contro il durum canadese non hanno avuto un effetto importante.

“Agricoltori arrabbiati (alla vista delle importazioni di grano duro), hanno fatto pressione e le autorità improvvisamente trovano “cose” e cercano di bloccare le importazioni”, ha detto Burnett.

Dahl ha descritto l’azione del governo italiano come “un gioco molto pericoloso per loro da giocare”, perché i mugnai italiani ed i pastai esportano un sacco di prodotti e le esigenze della segregazione aggiungeranno dei costi.

“Esso si affidano al prodotto estero per mantenere un costo ragionevole per i loro prodotti di pasta”, ha detto Dahl.

L’analista di mercato della Commissione del grano di North Dakota, Erica Olson, ha affermato che le mosse protezionistiche come COOL non sono buoni per gli esportatori nordamericani, ma la realtà commerciale dell’industria della macinazione e della pasta italiana suggerisce che l’impatto non sarà enorme.

“Sono un importatore netto di durum”, ha detto Olson.

http://www.producer.com/2017/07/italian-labels-to-create-big-hassle/#.WYfw3u43dII.twitter

 

Aggiungo anche un articolo apparso su un giornale nazionale (molto parziale a mio avviso, ovvero smaccatamente pro-industria) ed inviatomi da Sandro, qualche giorno fa. In buona sostanza ‘ste etichette non piacciono ai concorrenti d’Oltreoceano, non piacciono alla controparte agro-industriale, non piacciono ai movimenti agricoli più radicali ed autolesionisti….dunque ho il sospetto che siano per noi vantaggiose. Continuo a pensare che Martina stia facendo la cosa giusta…a memoria non ricordo un solo Ministro dell’Agricoltura (di qualsiasi colore) che abbia mai minimamente sfidato i potentati Stranieri ed Italiani per favorire anche solo leggermente l’agricoltura Italiana.

 

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30 pensieri su “Le etichette Italiane sono indigeste?

  1. http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3440

    Hanno vinto i pasta! E Martina, dopo averci illusi, adottando una procedura impropria si è posto nella condizione (per assecondare i desiderata di chi?) di dover ritirare i decreti sulla etichettatura della pasta. Ho sempre temuto che la cosa non andasse a buon fine e mi chiedevo come sarebbero intervenuti i pasta a bloccare questa iniziativa. Ancora una volta il potere economico gestisce il potere politico!

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  2. © Canadagrain.com
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    Grafici Prairie Grafici Prairie Ag Hotwire Prairie Grafici Grafico Wild Oats Publishing Prezzi medi di Raccolta per il 04 agosto 2017 ($ CDN / bu Elevatore consegnato) SK MB AB Canola 10,98 10,84 10,93 N ° 1 CwRS 7,11 7,50 7,34 # 2 CPRS 4,38 3, 87 4,63 Durum 9,17 – 8,19 Orzo alimenti 3,15 3,28 3,68 Avena 2,95 3,07 2,65 Piselli 8,12 8,12 7,89

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    1. Bel link Vincenzo, come vediamo il CWAD n.4 quota (prezzi veramente bassi se teniamo conto che si tratta di $canadese) in Canada circa la metà del CWAD n.1….pero’ io mi riferivo ad una quotazione in Italia che sinora mai ho trovato.
      Sembra che n4 e n5 quotino lo stesso valore in Canada. Sembra quasi che per loro siano la stessa cosa da un po’ di tempo.

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      1. Se magari facciamo la proporzione vediamo che fra il 3 e il 4-5 ce un 15 % di sconto percio se il canadese n 3 e quotati 28 c dovremmo togliere altri 3-4 c viceversa il n1 dovrebbe quotare sui 40 c

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      2. Non mi sento di basare tutto un ragionamento sui prezzi del grano canadese in Italia, sull’unica quotazione del n.3 fornita da commercianti ed importatori (Altamura è un borsino privato).
        Credo che nella migliore delle ipotesi sia un prezzo per i piccoli mulini che acquistano modiche quantità.
        Credo che il prezzo all’ingrosso posto banchina sia inferiore…credo però, perché non ci sono quotazioni ufficiali ed imparziali, ma non ci possiamo fidare acriticamente di quello che ci propinano.

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  3. L’ho già detto altre volte serve tracciabilità seria nei mulini italiani. I mugnai italiani hanno l’obiettivo di produrre diverse tipologie di semola al costo più basso. Posso dire con certezza che ritirano qualsiasi grano, nazionale o estero, anche di scarsissima qualità purché ad un prezzo loro conveniente. Tanto poi miscelano con greco, kazako, ucraino o canadese…
    Guarda caso dopo un’annata con prezzi molto bassi come quella trascorsa e con qualità altrettanto bassa, gli industriali associati ad Italmopa hanno realizzato fatturati da record.
    Ad Altamura viene quotato un canadese nr. 3 che solitamente costa tre euro in più del nostro fino 13 di proteine.

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    1. il n.5 ormai non si sa più cosa sia e dove vada a finire, visto che le statistiche di esportazione canadesi sono di fatto state secretate su questa categoria e sul n.4 da circa un anno.
      Tutto è poco chiaro, rimane il fatto che i canadesi ci dicono che gli Italiani comprano le categorie peggiori ed a prezzi inferiori al grano Italiano, dunque se c’è un minimo di logica secondo me si parla di n.4 e n.5.

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      1. A me sembra tutto molto chiaro, dopo il tuo articolo. C’è uno stato, canadese, che tutela i propri agricoltori a discapito di altri. C’è un grano che probabilmente non potrebbe essere venduto per uso alimentare che viene miscelato con il nostro. C’è qualcuno a cui piace giocare con l’economia e con la salute degli altri.

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      2. Non sarei così categorico…non ci sono abbastanza prove per me….io mi limito a dire che importiamo le peggiori categorie di canadese (ovviamente non perché i nostri industriali siano più cattivi degli altri stranieri, ma perché l’hanno la possibilità di miscelarlo con il nostro in grandi quantità) in ogni caso con l’etichetta di origine si risolve secondo me, chi vuole comprare pasta di materia prima Italiana, quindi si spera più salubre, lo potrà fare. Chi ritiene che si tratti di notizie allarmistiche o mosse protezionistiche potrà continuare a comprare la miscela, chi come Farinetti ritiene il canadese il miglior grano del Mondo potrà acquistare la pasta di solo canadese se la faranno. Finché non c’è un chiaro parere medico-scientifico per me la libertà di scelta è il criterio più saggio.

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    1. Sei sicuro che quello che leggi in Italia sia la realtà? O piuttosto quello che vogliono farti credere…quanto è quotato il CWAD n.4 in Italia, ed il n.5? E’ possibile reperire questo dato? Non mi pare…dunque io non escludo che Burnett abbia ragione…ed in ogni caso suppongo che faccia un confronto di prezzi a parità di contenuto proteico….Siamo sicuri che il canadese non gli costi meno agli industriali, a parità di proteine? Perchè mai allora la pasta di solo grano Italiano, almeno sinora, è sempre costata di più?

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    2. L’agroindustria ci racconta di comprare i migliori grani del Mondo a prezzi carissimi per produrre una pasta di altissima qualità…stranamente però uno dei venditori ci racconta che l’Italia è preziosa perchè compra le categorie peggiori e solo perchè costano meno di quelli Italiani.
      Posizioni inconciliabili, a chi credere?

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      1. Mah….mentre i pastai italiani hanno interesse ad affermare che il grano comprato all’estero sia di ottima qualità, non si capisce quale interesse possano avere i canadesi ad affermare che il loro grano di peggiore qualità vada in Italia.
        I dati ufficiali del resto sembrano confermare che le categorie peggiori finiscono in Italia, smentendo i pastai…. mentre quelle di ottima qualità almeno ad osservare i dati mai sono sbarcate dalle nostre parti…peccato sarei curioso di provare una pasta derivante dal miglior grano canadese CWAD n.1.

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      2. Basta che non facciamo come Granosalus che riesce a demonizzare pure l’ADR… E lì non hai nemmeno gli spauracchi del DON o del glifo!

        Nella mia esperienza, ribadisco, la verità è sempre nel mezzo, e gli italiani più di altri sempre più pronti a distorcere e mentire per i propri immediati interessi, piuttosto che rimboccarsi le maniche.

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      3. Anche affermare che la verità stia in mezzo è molto Italiano…seppure in prestito dai latini…non sempre lo è, non c’è un solo elemento obiettivo in questo caso che supporti questa ipotesi…a mio modesto avviso importiamo il canadese di peggiore qualità senza dubbio…poi che questo faccia male o bene, sia svantaggioso o meno, è opinabile.

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