Martina fa la cosa giusta

martinaCanadesi sinceramente preoccupati per l’iniziativa del Ministro Martina che riguarda l’indicazione di origine del grano sulle confezioni di pasta.

Di seguito alcuni link che riportano i timori canadesi per l’iniziativa Ministeriale:

http://www.dw.com/en/italy-applies-to-brussels-for-pasta-country-of-origin-labels/a-38792221

http://www.theglobeandmail.com/report-on-business/italys-pasta-label-plans-worry-canadian-durum-wheat-farmers/article34945287/

http://www.just-food.com/news/italy-pushes-ahead-with-durum-wheat-origin-plans_id136661.aspx

http://www.businessinsider.com/r-update-1-as-italy-seeks-pasta-labels-canada-worries-about-durum-sales-2017-5?IR=T

ed una frase significativa estrapolata dall’articolo:

Canadian exporters and farmers are worried: “It’s something that causes us significant concern because it will increase the cost of moving durum into Italy,” said Cam Dahl, president of industry group Cereals Canada.

Non so bene quali saranno gli effetti materiali per noi produttori Italiani, tuttavia se i nostri concorrenti temono così tanto l’indicazione di origine, ciò indica che siamo sulla strada giusta…quindi dobbiamo sperare che Martina riesca a raggiungere il risultato….avanti tutta ed appoggiamo l’iniziativa per quanto possibile.

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62 pensieri su “Martina fa la cosa giusta

  1. scusate ma da voi quanto quotano i terreni…..?da noi in abruzzo media collina non irrigata…non pianeggiante….non buona per vigneto ma solo seminativo……tra 6e10 mila

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    1. Nord Basilicata si arriva allegramente per seminativo asciutto a 18-20000. Vi lascio immaginare gli irrigui. E pure c’è sempre chi compra serenamente a questi prezzi. Misteri dell’agricoltura…

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  2. Sono stato a Foggia anche io ed erano presenti tutti gli attori della filiera e tuttihanno insistito sull’opportunità di fare contratti di filiera. bisogna collaborare tutti insieme. Ma mi chiedo perché tutto questo interesse per il nostro grano? Questo anno le scorte dovrebbero ridursi

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    1. Secondo me si vuole approfittare della crisi per mettere il morso agli agricoltori e stabilizzare il prezzo sine die….l’agroindustria, ogni volta che il prezzo schizza in alto, perde pezzi, qui in Sicilia Occidentale lo abbiamo testato con mano un paio di anni fa, con il fallimento del più grosso pastificio del territorio.

      Francamente che le scorte si ridurranno è solo una speranza vaga, visto che tutto il ragionamento è basato su un calo della produzione del 30 % di Canadesi ed Americani…peccato però che ancora non abbiano neanche finito di seminare.

      Ma anche volendo credere al fantomatico calo del 30%, faccio fatica a credere comunque che con un altra annata a 39-40 milio di t (come la stessa Arete prevede), possano ridursi le scorte globali…i consumi non sono mai stati a questi livelli.

      Penso anche che la CCIAA abbia organizzato questa manifestazione per dare qualche speranziella agli agricoltori locali e far scemare le tensioni che ci sono state proprio contro la CCIAA, ricordiamo, ed inevitabilmente ci saranno se il prezzo continuerà su questi livelli o meno.. Del resto amiamo prenderci in giro in Italia e prendere tempo, salvo poi disperarci quando non c’è più nulla da fare.

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    1. durum days
      un passo avanti nella conoscenza del mercato globale del Duro, rispetto al medioevo di qualche anno fa, positivo anche lo streaming pubblico, ma complessivamente il tenore delle conclusioni in Italiano le ho trovate deludenti e molte affermazioni superficiali non denotano una conoscenza profonda del comparto….speravo di potermi ritirare, ma credo che continuare a seguire i mercati in prima persona sarà ancora un hobby redditizio.

      Verissima invece l’accenno finale alla filiera delle leguminose in Canada…hanno fatto davvero un gran lavoro in poco tempo…sono stati così bravi che anche noi ne stiamo avendo dei benefici di vario genere….anzi secondo me i pulse (le leguminose) sono l’unica prospettiva decente per i prossimi anni.
      Pulse days prossimamente….salvo catastrofi, la crisi del prezzo del Duro continuerà per alcuni anni, io temo, per varie ragioni.

      Ah…gran produzione di Duro in Italy anche per quest’anno sembrerebbe…per fortuna ho smesso di credere da qualche anno alle mail che mi arrivano raccontandomi di catastrofi e distruzioni in giro per l’Italia.

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      1. sei anonimo, non ti avrei dovuto pubblicare, tuttavia la domanda è buona…
        penso effetto carico nave per il NordAfrica, visto che il rialzo riguarda i porti…a volte accade durante l’anno (per completarla pagano qualcosa in più per convincere i produttori più riluttanti), se così è nel giro di una settimana o meno il prezzo rientra—se non rientra qualcosa di interessante si muove, ma non vedo cause per rialzi al momento. Anche la speculazione più rischiosa ha bisogno di un minimo pretesto, non me ne risultano al momento….seguiamo.

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  3. Quindi secondo i canadesi conoscere l’origine degli ingredienti viola la concorrenza? Invece diserbare lenticchie, ceci e grano 10 giorni prima della raccolta cosa viola? Comunque per me l’etichettatura non porterà alcun vantaggio in termini economici ai cerealicoltori. Però se non vogliamo creare un marchio del grano del sud, sul modello del desert durum, non vogliamo associarci e riteniamo le filiere una fregatura( per me lo sono) perché ci lamentiamo? Di che cosa ci lamentiamo? Abbiamo sempre la possibilità di lasciare il terreno completamente vuoto e prendere lo stesso i contributi.

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      1. io coltivo terreni di altri all’80%, la domanda se la fanno loro, la mia PAC personale è irrisoria…ma dalle mie parti funziona così, conosco gente che coltiva migliaia di ettari di altri oramai.
        Chi prende la PAC non è quasi mai l’agricoltore…

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    1. Comunque non so da quanto tempo fai l’agricolture, ma se invece di prendere i terreni in fitto 10 anni li compravi, con i soldi della pac e dei psr te li eri già pagati. Questa è l’agricoltura che conosco è pratico io.

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      1. io sono sempre all’acquisto e quello che ho me lo sono comprato, nessuno mi ha lasciato nulla in eredità, ma è dura concorrere con vecchi pensionati pieni di soldi in banca che comprano i terreni solo per il rendimento finanziario (e per paura del bail in) e poi te li vogliono dare in affitto, perchè non hanno idea di come coltivarli…ma poco importa perchè tanto basta non coltivarli ed i soldi glieli mandano lo stesso sul conto corrente, proprio come tu suggerivi. Questa è la realtà che io conosco.
        Io comunque no pago affito, ci mancherebbe…qui i terreni li danno gratis (quasi sempre), basta che coltivi quello che serve per ottimizzare la PAC al proprietario…di vendere non se ne parla a prezzi congrui, dove lo trovano un rendimento finanziario come quello della PAC?
        La Pac agli agricoltori? Sì, ma di carta.

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      2. Su questo sono pienamente d’accordo anzi daccordissimo. Però non diciamo che la pac è un problema. Diciamo chiaramente che le rendite sono un problema e che la pac dovrebbe essere data ai soli professionisti. Questa è un di distorsione molto seria della pac che a sua volta tiene ancora a galla i prezzi dei terreni. Però forse dovremmo essere più chiari su questo argomento.

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      3. Non ho capito Granduro, grazie alla PAC trovi molti ricchi pensionati che ti REGALANO l’uso del terreno e te ne lamenti? Senza PAC avevi un rischio in più…. se se è vero quel che dice seppino è anche vero che le cose cambiano in modo non sempre prevedibile e i mutui invece restano

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      4. Seppino,
        solo ai professionisti? Non ci prendiamo in giro, appena passasse un provvedimento del genere tutti diventerebbero professionisti sulla carta, salvo poi fare gli studenti Erasmus in un altro Stato o la casalinga che non ha mai visto un terreno.

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      5. ZBlobXxX
        Ma i terreni degli altri sono sempre precari, oggi li hai domani, no…per cui non fai i miglioramenti fondiari o gli investimenti necessari per una agricoltura moderna e razionale (per farla semplice senza contratto diventa un problema anche il reperimento del gasolio agricolo agevolato), si tratta di una agricoltura sfruttante a basso costo e rischio (generalmente produco un 30% in meno nei terreni non miei ad esempio)…giusto per vivacchiare, ma non buona per costruire una azienda solida…certo i mutui sono un problema se ci devi pagare anche il valore cumulato dei titoli PAC, ma un terreno senza PAC varrebbe la metà almeno…prima che le quote PAC fossero estese a tutti i terreni, si facevano infatti veri affari per terreni senza quote.
        Una azienda solida la costruisci solo con il pieno possesso dei terreni, questo è fuori discussione per me, d’altronde non si capisce perchè un proprietario di un terreno debba percepire dei soldi sul conto corrente senza che faccia nulla, senza alcuna imposizione fiscale…e potrebbe essere anche miliardario …questa è una vera ingiustizia che io denuncerei anche se mi determinasse un vantaggio. Si tratta di veri privilegi di natura feudale, come feudale è il rapporto tra proprietario e terreni almeno in Sicilia, nella generalità dei casi.
        Dunque non ci si può stupire se le cose vanno come vanno.

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      6. Con tutta sincerità, ancora non capisco come Granduro,negli ultimi anni e presumibilmente anche nei prossimi, riesca a fare reddito.
        Questo è il mio conto colturale ad ettaro e con cambiali e fatture alla mano
        40€ contributi INPS
        100€ quote ammortamento macchine ed attrezzature
        150€ seme cartellinato
        80€ diserbante e fungicida
        130€ concime
        10€ manutenzione e assicurazione trattori
        30€ gasolio
        110€ trebbiatura
        Fortunatamente ho quasi tutti i terreni di proprietà.
        Totale ad ettaro 650€, col grano a 16€ dovrei per stare pari, fare almeno 40q/ha; considerando che nella mia zona, quella rappresenta una resa che viene raggiunta raramente e solo in condizioni pedoclimatiche particolari.
        Mi sa che anche a me convenga darla in comodato la terra.

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      7. Intanto tu focalizzi solo sul grano duro, ma il mio reddito è basato su varie colture, nell’ultimo anno per varie ragioni le leguminose sono preponderanti (sostanzialmente il terreno aggratis te lo danno principalmente per quelle ultimamente), ed hanno alcune di loro una redditività molto interessante (margini superiori ai 1000 €/ha potrebbero essere raggiunti tranquillamente, salvo imprevisti…basta prudentemente ipotizzare una resa di 20 q/ha per 75 €/q di prezzo).

        Comunque sia il mio conto colturale ad ettaro per il grano duro dei miei terreni in proprietà è più o meno questo
        10€ contributi INPS
        50€ quote ammortamento macchine ed attrezzature
        costo della granella +7 €/q di lavorazione circa…diciamo 50 €/ha di seme riprodotto in azienda da molti anni(anzi pubblicherò le foto del mio Iride aziendale prossimamente per dimostrare che si può fare in casa qualcosa di molto simile al costitutore), cavolo con una Laurea in Agraria sarò almeno capace di epurarmi e selezionarmi il seme come si deve, oppure qualcuno pensa che il cartellino dell’Ense abbia poteri taumaturgici?
        70 € diserbante e fungicida
        130€ concime
        10€ manutenzione e assicurazione trattori
        50€ gasolio
        95 € trebbiatura
        Totale 415 € di spese sul grano
        16 € x 40 q/ha anche per me, 640 €…
        Dunque mi rimangono 225 € per ettaro, non molto ma molto più di quanto può guadagnare un canadese per ettaro sul grano duro…dunque io sono pienamente competitivo, per quanto probabilmente ai margini della legalità…mi manca solo un centinaio di ettari in proprietà per stare tranquillo.

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  4. Consiglio dalla prossima campagna agraria, tutti i cerealicoltori dovranno fatturare il reale quantitativo prodotto al prezzo realmente convenuto con il commerciante, altrimenti si innescano due fenomeni negativi per noi produttori, giustificare il quantitativo di grano in entrata ai commercianti ed abbassare il prezzo di mercato. Esempio: vendo Q.li 1000 di grano duro al prezzo di €. 25,00 al Q.le per un totale di €. 25.000,00. se il produttore fattura (di solito la prepara il commerciante con il benestare del produttore) Q.li 1.250 al prezzo di €. 20,00 incassa lo stesso €. 25.000,00 ma rendendosi complice di quanto sopra detto.

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      1. Non si tratta però di un prezzo di mercato. Sembra più una speculazione di qualche commerciante che prova a fregare qualche produttore ingenuo. Ad oggi in Sicilia in conto deposito almeno a 17 lo dovrebbero pagare. Direi che è meglio non alimentare il pessimismo nei commenti.

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    1. Già, ogni sovrafatturazione copre l’introduzione di grano illegale nel nostro sistema alimentare determinando effetti nefasti per il produttore, mi stupisco di un atteggiamento così accondiscendente nei confronti dei commercianti, ma ahimè conferma l’impressione che i carnefici siamo in parte noi stessi.

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  5. Ed i Canadesi già preannunciano, nel caso la Commissione Europea accolga le richieste dell’Italia sull’origine del grano in etichetta, un ricorso al WTO, l’organizzazione del commercio mondiale.
    L’indicazione di origine secondo loro sarebbe una misura protezionistica contraria alle norme del commercio mondiale.
    https://swiftcurrentonline.com/ag-news/canadian-durum-growers-concerned-over-italian-country-of-origin-labeling-proposal

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    1. Allora non si arrivera a nulla , allora come ho gia detto perche non controllare la merce che arriva? Per fare i controlli ci sono gia tutti gli strumenti per poter combattere il fenomeno delle importazioni selvagge di grano di dubbia qualita’ . Non abbiamo bisogno di nessuna legge , vi ricordo che viviamo l’era della globalizzazione , pero vorrei una concorrenza leale e non farsata da acquisti di merce non salubre come quella che produciamo noi, per cui penso che sia tutta una presa per i fondelli.

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      1. tutti sono più o meno sleali, anche noi produttori italiani (non sul grano duro magari, dove non ne abbiamo tanto bisogno, ma se penso al grano duro biologico allora sì, siamo molto sleali nei confronti del consumatore e del contribuente e della concorrenza in convenzionale)…quindi almeno a me, evitate di raccontare questa storia della concorrenza sleale subita da noi Italiani (che ci diamo da fare con le mani e con i piedi, mediamente nella realtà).

        Poi ci potranno essere tutti i controlli del mondo ai porti (e quando ci sono ricordiamo che alle volte basta un ricorso al TAR per sanare tutto), ma se il canadese verrà importato come mangime zootecnico, (dunque con contaminazioni molto alte) non potrà essere fermato…poi successivamente verrà miscelato con il grano nostrano, con la collaborazione, a quanto sembra per quello che si legge di produttori italici compiacenti, altamente sleali questi sì…in altri tempi si sarebbe chiamati: “traditori della patria”…prendersela con la politica è miope, anzi per quello che vedo questo ministro sta facendo esattamente ciò che gli chiede il mondo agricolo (secondo me sbagliando), eppure tutti a lamentarsi….attendiamo il ritorno dei tecnocrati alla prossima crisi finanziaria e vedremo quanto dovremo rimpiangere Martina.

        A proposito di agricoltori Italiani compiacenti così dichiara De Bonis:

        “Ma come può un grano duro destinato all’alimentazione degli animali di allevamento finire nella filiera della pasta? “Con il gioco della sovrafatturazione – ci racconta sempre De Bonis -. Il metodo è semplice. Supponiamo che un’azienda agricola produca 30 quintali di grano duro per ettaro. Bene: se un anno produce 50 quintali di grano duro per ettaro chi gli deve dire niente? Chi va a controllare?”.

        A conti fatti il gioco è semplice: il grano duro pieno di glifosato e di micotossine viene fatto passare come grano locale, con tanto di fattura. E quando li becchi questi signori che fanno ‘sto gioco?

        “Si possono beccare – ci risponde il presidente di GranoSalus -. E chiaro che questo sistema truffaldino deve, per forza di cose, fare base su agricoltori compiacenti. ”

        http://www.inuovivespri.it/2016/12/13/4-milioni-di-tonnellate-di-grano-duro-canadese-tossico-pronto-per-essere-esportato-indovinate-dove/#_

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      1. Già, e fosti proprio tu a tradurre il primo articolo

        https://durodisicilia.wordpress.com/2017/02/15/il-canada-in-fibrillazione-per-le-etichette-di-origine-sulla-pasta/

        Ora i timori sembrano più circostanziati e diffusi. Ma si fa fatica a credere che dipendano da un aumento dei loro costi di movimentazione, come loro dicono, perché poi dovrebbero aumentare per i farmer e gli esportatori canadesi?
        Penso abbiano paura che il loro grano possa essere disprezzato dal consumatore finale, ma non lo ammettono.

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  6. Personalmente non ricordo un ministro che si è occupato così tanto di grano duro ..quando agli effetti per adesso solo fumo…
    a livello regionale hanno deciso di sostenere principalmente la zootecnia mentre poco per i granucultori..penso alla compensative..(niente per noi e più per la zootecnia)o alle misure legate al sodo o al “settennale”..500.000 euro con premio di 253/ha contro i 5.000.000 con premi medi di 360/ha circa..paradossalmente anche i c/terzisti che si lamentano del settennale perchè toglierà lavoro nei loro terreni marginali stanno partecipando al bando..questo per dire che c’è la corsa al settennale..

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  7. Sono sorpreso di quanti entisiastici fans trova oggi l’iniziativa del ministro Martina laddove quando, chi ha memoria ricorderà, già qualche anno fa e fino a pochi mesi or sono, quando auspicavo l’arrivo della etichettatura per la pasta, pareva che fossi l’unico a crederci tanto da, per evitare polemiche, rinunciare a discuterne l’utilità. Ma non intervengo per chiedere ai tanti il perché di questo repentino ed improvviso cambio di pensiero. Piuttosto vorrei smorzare i facili entusiasmi che, vedo, si sono accesi.
    Intanto perché è ancora tutta da fare e bisognerà vedere se l’Europa ci autorizzerà ad etichettare la pasta, fatto non scontato perché il frumento duro non è un problema europeo ma pressoché esclusivamente italiano e perché, immagino, che i canadesi, che già sono preoccupati, non staranno a guardare ma faranno le loro mosse per condizionare la decisione europea.
    Inoltre bisogna capire se l’obbligo delle etichettatura vale per la pasta commercializzata in qualsiasi mercato, UE e non UE, è limitato solo alla pasta commercializzata in Italia. In quest’ultimo caso ancora una volta l’iniziativa si concretizzerà ancora una volta in un vantaggio solo per i pastai che speculeranno sull’etichetta Made in Italy gonfiando il prezzo della pasta senza alcun vantaggio per i produttori; la produzione italiana di frumento è eccedentaria rispetto al consumo interno e l’offerta sarà senpre superiore alla domanda.
    A mio avviso, un riflesso positivo per i produttori potrà aversi solo se la etichettatura sarà obbligatoria su tutti i pacchetti di pasta, a prescindere dal mercato di destinazione. In questo caso la nostra produzione è deficitaria e chi vorrà esportare Made in Italy dovrà per forza di cose acquistare grano Made in Italy; La domanda, in tal caso, sarà maggiore dell’offerta e sicuramente il prezzo del frumento ne risentirà favorevolmente.
    Quanto al ministro Martina è mia opinione personale che sia stato il più inutile, e qualche volta dannoso, ministro che abbiamo avuto. Vedo che ci siamo già scordati dell’aumento della quota di importazione senza dazi di olio dalla Tunisia al quale non mi pare si sia opposto. Forse perché tra noi non ci sono olivicoltori. Pare sia stato fatto per aiutare la Tunisia in crisi dopo la primavera araba. A fanno dei produttori italiani. A proposito, sapete che pare che una nota azienda, allora ancora italiana, qualche decennio fa abbia impiantato in Tunisia alcune migliaia di ettari di olivi. Evidentemente oggi sono in piena produzione.
    Ritornando all’etichettatura della pasta ho timore che “i poteri forti” ancora una volta ne faranno un vantaggio per loro ed una presa in giro per i produttori.

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  8. Allora il decreto se mai andrà in vigore secondo i pastai sarà facilmente contestabile per il discorso degli ingredienti della pasta. Poi tra l’altro per molti commercoanti e importatori sarà una passeggiata trasformare il grano estero in nazionale dando un caffè agli agricoltori che vorranno sovra fatturare le loro produzione. Fossi nei canadesi starei tranquillo. Purtroppo.

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  9. Per me cambierà poco, nel senso che se i produttori italiani saranno spinti a stipulare contratti di filiera come già avviene; mentre per i pastifici, indicare il luogo di produzione del grano, non sortirà nessun effetto sui consumatori, infatti quando vedranno che la pasta italiana 100% costa 2-3 € al kg e la pasta con grano extraeuropeo costa 0,50 € al kg, sceglieranno quest’ultima, come già avviene; comunque spero di sbagliarmi.

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  10. condivido che sia un’ottima iniziativa…..soprattutto se spaventa il nemico….sicuramente ci sarà chi si attiverà per fare entrare l’estero diversamente…..non più magari direttamente dai mulini….ma probabile attraverso mediatori….attraverso la rete distributiva…..ma il punto e che il canadese ha al suo interno il glifosate che lo distingue come un dna…..quindi vorrei vedere chi si accolla questi rischi…..visto che sicuramente i pastifici metteranno in chiaro la provenienza sui contratti da firmare

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    1. Per il glifosate, come hanno già fatto, diranno che lo hanno trovato perché usato in precedenti coltivazioni. Tu pensa che hanno trovato il glifosate, se pur nei limiti, nella pasta da filiera 100% italiana.

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  11. Mi chiedo la cun che fine ha fatto?
    La tanto annunciata assicurazione sul reddito?
    Solita presa per i fondelli?
    Come ha detto Iride, é importante fare norme e controlli adeguati su quello che entra nei porti.
    Hanno fatto una legge anticaporalato da dementi, con sanzioni spropositati, arresto e sequestro dei beni, dando un potere spropositato enorme agli ispettori. Immaginate un piccolo produttore che possiede un ettaro di oliveto che la domenica si reca con l’amico per potarle. Lo denunciano per lavoro nero, perché non hanno le scarpe antinfortunistiche ed i servizi igienici prescritti dalla normativa. Manco se stanno in uno stabilimento.
    Trattati come delinquenti, mentre i delinquenti veri …… lasciamo perdere.
    Non giudico i politici e le persone dalle parole che dicono, ma dai fatti. Sino ad oggi i fatti dicono tutt’altro di quello che dicono le parole.

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    1. Condivido in pieno. Questo dimostra come le leggi diano dettate esclusivamente da ondate emotive più o meno rumorose della politica. Non c’è ragionevolezza. Questa legge è una bruttura folle e prosegue nel suo intento di indebolire ulteriormente il settore agricolo. E dall’altro lato il silenzio.

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      1. Beh comunque stiamo commentando questa iniziativa specifica, poi ci sarà sempre un motivo per lamentarsi a torto o a ragione. Alcuni sindacati mi pare che abbiano le vostre stesse tesi peraltro (che personalmente giudico battaglie di retroguardia)..dunque non siete soli, anche se in cattiva compagnia.

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      2. Certo! Hai ragione. Ma non sono in compagnia, perché ” le cattive compagnie” hanno prima sponsorizzato certe norme, parole convegni e auto elogi per aver modernizzato il settore e ora si sono resi conto, visti gli effetti, delle cazzate che hanno fatto è detto. Praticamente si sono dati la zappa sui piedi (degli agricoltori).Quando la capiranno che l’azienda agricola non é un’azienda industriale o un’impresa di costruzioni. Non é un mio concetto ma un principio del diritto commerciale.
        Spero che non facciano pasticci e non resteranno solo gli annunci dell’indicazione d’origine in etichetta..

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  12. Come dice un mio amico pastaio, l’ingrediente della pasta è la semola e non il grano. Quindi secondo lui la tanto decantata etichetta obbligatoria non sortirà alcun problema per il grano estero.

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  13. Penso che non sia solo un iniziativa del Ministro ma dietro ci sono varie associazioni di categoria ( COLDIRETTI IN PRIMIS) . Quindi il tutto si risolverà politicamente .
    Primo ,contratto di filiera che è stato già decretato con tanto di etichetta BIANCA ROSSA VERDE . Contentino all’agricoltura , contenti i PASTAI prodotto di nicchia con prezzi altissimi .Grande favore a Bruxelles non si va a rompere le uova ( vedi accordo CETA) I contratti di filiera rappresentano dal 5% al 10% della produzione nazionale quindi contenti tutti

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    1. si, ma le associazioni di categorie spingono sull’etichetta di origine da molti anni senza risultati, Martina è il primo ministro che si sta adoperando per renderla obbligatoria (mai nessun ministro ha fatto nulla sinora, a parte le parole). Se si riuscirà il merito sarà suo principalmente secondo me.
      I Canadesi del resto lo considerano il responsabile del problema (dal loro punto di vista), mi pare giusto (se riuscirà) che tutto il mondo agricolo gli renda il giusto merito, al di là dei benefici materiali che potranno scaturire per i produttori nazionali, che temo saranno comunque minimi.

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      1. Granduro, sembra giusto anche a me e soprattutto doveroso nei confronti di noi tutti produttori, ma voglio fare un po quello che pesa male : non vi sembra pure doveroso da parte del ministro un maggior controllo della merce che arriva nei porti italiani? Poi guarda caso la stessa cosa la fanno pure per il riso,vuoi vedere che siamo stati fortunati proprio per questo? Poi non sarà uno spot elettorale visto che siamo prossimi alle elezioni? Comunque ha fatto la cosa giusta, resta da vedere sta pasta quanto costerà’ e se riuscirà ad attivare quel circolo virtuoso che dara’ un po di dignita ‘ al settore, anche se per me il metodo migliore e il controllo della merce che arriva .

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      2. Iride, l’Italia è questa qua, controlli all’acqua di rose per tutti, per vari motivi…italiani e stranieri o almeno questa è la mia esperienza e di questo sono convinto….non possiamo pensare che un ministro dell’agricoltura con la bacchetta magica possa di colpo far funzionare il sistema dei controlli. Penso però che anche noi ci avvantaggiamo di questo lassismo della pubblica amministrazione, dunque attenzione a sognare un paradiso che potrebbe trasformarsi in un inferno….come in altri Stati Europei peraltro già avviene.

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      3. Renderemo tutti il merito al ministro solo quando e se mai fará seguire alle parole i concreti fatti. I post che invia su twitter o altro sono solo proclami in vista di future prossime elezioni politiche. Di parolai ne abbiamo visti a tonnellate. Auspico ministri che parlino solo dopo aver ottenuto risultati e non prima, appunto per i soli fini elettorali (personali), anzi se non ci riesce potra dire che il governo é cambiato proprio quando i vari decreti stavano per esser approvati e bla bla bla… Buona speranza a tutti

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    1. Nel momento in cui qualche pastificio adotterà spontaneamente la scelta di certificare la propria pasta 100 % italiana per origine della materia prima e a zero contaminanti fornendosi di un contratto di filiera corto che escluda il grano su sodo evitando così i residui di glifosate ed escludendo aree di coltivazione umide ovvero il centro nord evitando così i residui di don, lasciando libera scelta varietale ed abbassando a 13 il limite delle proteine, magari con premio più equo, scatterà per concorrenza la corsa al contratto da parte degli agricoltori ed all’acquisto di tale pasta da parte dei consumatori. L’ etichettatura è risolutiva solo se porta a poter scegliere una pasta sana, a zero contaminanti.

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