Il blog replica a Francesco Casillo, presidente di Casillo Commodities

La compiaciuta comunicazione di Francesco Casillo ci ha lasciato perplessi, leggendola sembrerebbe tutto un grande equivoco generato dalla solita stampa superficiale a caccia di scoop a cui abboccano lettori faciloni, oltre che da qualche solerte quanto incompetente burocrate romano…inoltre ha la grossa pecca di non fornire prove o documenti a supporto delle argomentazioni…e noi, come sa chi segue il blog: come diamo minimo credito a coloro che ci raccontano di importazioni di grani esteri prossimi al rifiuto speciale senza fornire prove analitiche o almeno visive, allo stesso  modo valutiamo una storia speculare, tesa a dipingerci il meraviglioso mondo degli importatori responsabili.

L’esperienza ci suggerisce che sia forte il rischio in entrambi i casi che la realtà oggettiva sia piegata all’interesse personale o corporativo, anche senza dolo.

Purtroppo questo è il limite o magari il pregio del blog…vogliamo valutare riferimenti affidabili, non siamo interessati a storie personali più o meno aderenti alla realtà…quelle al massimo le possiamo tollerare nei commenti, e non sempre. La nostra ambizione è quella di osservare e raccontare la realtà del nostro settore per quella che è  “senza preconcetti ideologici o peggio ancora, di mera convenienza”.

Così per valutare obiettivamente la vicenda del grano contaminato al Diclorvos non crediamo sia possibile tralasciare l’articolo di Repubblica come ci viene suggerito…del resto se non fosse attendibile o lo fosse solo parzialmente, avremmo avvertito da parte della Casillo Commodities una smentita ufficiale, una richiesta di rettifica o al limite una azione legale nei confronti del quotidiano per ristabilire la verità…azioni che al momento non risultano.

Francamente troviamo ancora più singolare che chi afferma  “reclamo a gran voce il ristabilirsi della Verità” poi si limiti ad inviare le proprie recriminazioni personali su “giornali scandalistici” e “burocrazie impazzite” al nostro blog di agricoltori, seguito da qualche centinaio di utenti agricoli al massimo in tutta Italia, mantenendosi però attentamente alla larga dalle precise domande che il blog gli aveva posto.

Come diceva uno spot, forse a Francesco Casillo piace “vincere facile” e così sceglie lo sparring partner tra quelli che lo possano meno impensierire e con le argomentazioni che più lo rendono a proprio agio, noi infatti non abbiamo modo di contestare la storia di Casillo, visto che non siamo sul loco, non abbiamo accesso agli atti e probabilmente neanche abbiamo le competenze necessarie per affrontare a fondo la questione.

Però riusciamo a leggere e forse capire un comunicato di allarme come questo (pigia per ingrandire):

e nel dettaglio:

Sul sito del sistema di allerta Europeo RASFF (Food and Feed Safety Alerts)  il 29/04/2016 compariva infatti una allerta per un partita di grano, del tutto compatibile a quella bloccata a Casillo, proveniente dall’Argentina contaminata dalla sostanza non autorizzata (unauthorised sunstance) dichlorvos  in concentrazione pari a 0,34 mh/kg. L’allarme segnalava un livello di rischio “serious” ed una notificata classificata come “border rejection”, ovvero respingimento alla frontiera, ed una azione di reinvio (re-dispatch) al mittente argentino.

Purtroppo come abbiamo poi saputo questo grano contaminato non è stato affatto respinto come la normativa Europea prevedeva e lo stesso Ministero della Salute Italiano affermava, ma invece sottoposto, dopo una rassicurante sentenza del TAR di Bari (sulle cui competenze in maniera sanitaria nutriamo forti perplessità), ad un processo di ventilazione, almeno in parte, e quindi immesso sul mercato o in corso di immissione, con la sola precauzione della tracciabilità.

In Italia dunque sembra perfettamente legale importare “food” contenente una sostanza tossica non autorizzata, sembra che un giudice di giustizia amministrativa abbia più competenza sulla salute pubblica delle Autorità Europee e del Ministero della Salute Italiano, sembra che a Bari viggano regole “speciali”, proprio come i trattamenti che vengono colì autorizzati.

Dei “trattamenti speciali” di ventilazione sul Dichlorvos, materialmente effettuati, infatti in tutta Europa non vi è traccia, o almeno non risulta al database di RASFF che questi siano mai stati ammessi sul Diclorvos (mai in nessun caso, pur essendo contemplati i trattamenti fisici e chimici per altri contaminanti, ma autorizzati, in ben 743 casi), pur essendo il Dichlorvos uno dei contaminanti più diffusi nei food importati in Europa (molto utilizzato nei trasporti in nave soprattutto in presenza di forti infestazioni di insetti, per il basso costo di esercizio e la velocità di azione).

Non si capirebbe peraltro tecnicamente come decontaminare in maniera legale questo grano al Dichlorvos…ventilandolo e facendo evaporare la sostanza chimica? Ma questa operazione si configurerebbe come dispersione di un rifiuto pericoloso nell’ambiente, in forma di gas. Un rifiuto speciale come il Dichlorvos di una sostanza talmente pericolosa da non essere autorizzata in Europa, va smaltito in maniera opportuna seguendo procedure di sicurezza che tutelino la salute pubblica e l’ambiente. Esistono in Italia norme severissime sullo smaltimento dei rifiuti speciali e dei fitosanitari in particolare (qui) a cui tutti gli operatori sono assoggettati. A Bari queste regole vengono rispettate? Gli importatori godono di un regime speciale che consente di disperdere gas tossici nell’atmosfera in maniera incontrollata? Esistono strutture in Italia in grado di decontaminare a norma di legge una partita di grano fumigato al Dichlorvos? Se sì, quali, dove sono locate, chi le gestisce? Peccato che i legali di Casillo, non lo autorizzino a fornirci neanche queste informazioni generiche, che già avevamo chiesto nel post precedente.

Per provare a capirci qualcosa, ci dobbiamo così arrangiare continuando a consultare il database di RASFF, dove troveremo molti casi di partite di alimenti contaminati con Diclorvos (più di 100) in Europa, per i quali le azioni intraprese sono state di distruzione o di respingimento alla frontiera, mai nessun trattamento speciale, fisico o chimico, nè tantomeno alcuna ventilazione.

Come possiamo leggere sotto, ad esempio, un carico di fagiolo secco dalla Nigeria con una concentrazione di Diclorvos pari a quasi la metà rispetto a quella riscontrata nel grano di Bari, veniva…distrutto…perchè tanto spietato accanimento verso il fagiolo secco Nigeriano, ci chiediamo, quando era così facile e sicuro ventilare queste derrate come i giudici del TAR di Bari hanno prescritto e Casillo compiaciuto ha ottenuto dopo un contenzioso con il Ministero della Salute?

In buona sostanza noi crediamo che qualcosa di anomalo e grave accada in Italia sugli alimenti importati contaminati con sostanze non autorizzate, tanto più grave se ad alimentare e giustificare questo modus operandi sia un tribunale in aperto contrasto con le Istituzioni preposte alla salvaguardia della salute pubblica.

Pensiamo che ciò potrebbe determinare un improprio vantaggio per gli importatori, ed in questa ottica valutiamo la comunicazione elusiva di Casillo che afferma espressamente, contraddicendo l’incipit iniziale della comunicazione, che non risponderà alle nostre domande sul blog.

Pensiamo anche che l’importazione di prodotti agricoli contaminati configuri un danno per noi produttori nostrani, in quanto ci troveremmo a competere con tecniche produttive più economiche. Nello specifico il dichlorvos infatti è il più economico ed efficace degli insetticidi atto alla conservazione dei cereali. In poche parole conservare il grano in Italia costa qualcosa in più, rispetto all’estero, e quindi il grano estero ha dei costi di produzione inferiore.

Pensiamo ancora che ci sia il non trascurabile rischio che l’importazione di prodotti agricoli contaminati con sostanze non autorizzate possa determinare più o meno accidentalmente un danno per la salute pubblica, non si capirebbe altrimenti perché a livello Europeo sia stato predisposto un così poderoso sistema di allerta e prevenzione, e perché il Dichlorvos non venga dagli altri Stati sottoposto a trattamenti di decontaminazione, ma semplicemente rigettato o distrutto.

Per questa serie di motivi, il blog, declina decisamente l’invito a recarsi presso la sede della Casillo Commodities. Secondo noi Casillo ha tutte le possibilità di spiegare le sue ragioni anche dal blog (le nostre domande non sono così impegnative),  o meglio ancora su un giornale qualificato o su altro supporto che lui potrà scegliere, ma non ravvediamo sicuramente la necessità e l’opportunità di incontrarlo e guardarlo negli occhi come lui auspica, come fossimo in una sfida all’OK Corral.

Noi purtroppo siamo terribilmente noiosi, noi prendiamo in considerazione carte, documenti, tabelle, cifre, listini, prove materiali e lo facciamo in contraddittorio scritto, non ascoltiamo lezioncine orali difficilmente contestabili all’impronta…credo che qualsiasi utente del blog ormai lo sappia, ed essendo Francesco Casillo uno di questi, che si è liberamente iscritto al nostro blog apprezzandone apertamente il metodo, non avvertiamo la necessità di derogare a queste regole, tanto meno per lui che è un utente particolarmente potente e con ampie possibilità di fare valere le proprie ragioni.

Dunque ricordando a Casillo le nostre domande, per le quali, tenendo conto degli strascichi giudiziari della vicenda ancora non conclusa, daremo ampia disponibilità di risposta nei tempi necessari…il blog, con i suoi ridotti mezzi e disponibilità, si attiverà per far si che anche in Italia e finanche a Bari, gli alimenti contaminati con sostanze non autorizzate vengano rigettati alla frontiera e gli eventuali responsabili sanzionati e puniti, almeno in proporzione e nella stessa misura con cui viene sanzionato, dalle norme attualmente in vigore, un agricoltore Europeo che impieghi, anche accidentalmente, una sostanza chimica non autorizzata.

Tenendo conto delle esperienze pregresse in situazioni analoghe, le modalità della nostra azione questa volta saranno riservate e circoscritte alla collaborazione di un ristretto numero di utenti agricoli…se qualcosa di buono maturerà, lo condivideremo in futuro pubblicamente.

Ad maiora

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11 pensieri su “Il blog replica a Francesco Casillo, presidente di Casillo Commodities

  1. Ancora non risulta essere stato presentato appello. Non so se i termini siano scaduti o meno ma qualcuno dovrebbe tutelare l’interesse comune della salute dei cittadini.
    Bisogna vigilare se qualcuno della P.A. non compie il proprio dovere o commette un atto contrario a quello del proprio ufficio.
    Con interessi così grandi in gioco qualcuno deputato al controllo potrebbe lasciarsi andare….

    http://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/Ricerca/index.html?tipoRicerca=Provvedimenti&FullText=Casillo+commodities&FullTextA=&FullTextAdvanced=&advInNotParole=&advInFrase=&ResultCount=&ordinaPer=xNumeroDocumento&xTipoDocumento=PROVVEDIMENTI&xTipoSubProvvedimento=&xTipoProvvedimento=&xClassificazionePlenaria=&xSede=&xTipoProvvedimentoDecisione=XXX&xNumeroDocumento=&xAnno=&xNProvv5=&PageNumber=&StartRow=&EndRow=&advanced=false

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    1. Rileggendo l’ordinanza del tribunale ho notato che la stessa è stata emanata da un organo collegiale e non monocratico composto da tre membri e vorrei puntualizzare di sesso femminile…io credo che lo stesso abbia agito in buona fede dando l’autorizzazione alla bonifica e non alla commercializzazione la quale è avvenuta dopo esito favorevole delle nuove analisi ..le tre signore hanno dato credito alla tesi che con la ventilazione il prodotto poteva rientrare nei parametri e se così non fosse stato avrebbero bloccato cmq la merce…naturalmente l’apparato normativo europeo gli ha permesso questa interpretazione..evidentemente perchè mostra delle lacune là dove permette di bonificare merce trattata con prodotti ove il loro uso non è autorizzato in Europa……
      Se hanno creato l’art 20 per favorire il bisness..bene..ma ci deve essere un sistema di controlli inequivocabile inizialmente nave per nave…e solo dopo a campione…se così non fosse come non è, tutelano solo il loro bisness e non il nostro…

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  2. Sappiate che la vicenda è già stata portata a chi di dovere.
    Se questa vicenda in essere ,è passata in sordina,lo si deve al fatto,che un manipolo di scriteriati,si siano messi a fare la guerra ai mulini a vento e nel mentre mettono fuoco alla paglia c’è chi fà di queste cose.
    Dovete maturare l’idea,che questi soggetti,sono pericolosi,una volta che ti posano la mano sulla spalla è finita, a questi dell’agricoltura italiana non interessa un bel niente,se non per il fatto che intorno ad esso si sia creato un busines con il logo Made in Italy,il loro reale interesse è mantenere in vita uno sparuto numero di operatori,magari tenendoli in apposite riserve con il solo scopo di utilizzarli come sfondo pubblicitario per i loro affari.
    Sappiatelo,tra agri/industria e produttori non vi è mai stato e mai potrà esservi intenti comuni.

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  3. si potrebbero chiedere pareri scientifi..magari chiedere alla stessa Autorità(rasff) se la prassi italiana di bonifica dicov. Sia corretta e lecità……la normativa europea sembra buona ma trova il suo limite laddove delega a strutture nazionali-locali(Asl di Bari o usmaf)Il compito di vigilare…inoltre l’ormai famoso art 20 dovrebbe contemplare in maniera analitica e tassativa i casi dove la bonifica è ammessa(certezza delle regole)..

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  4. Io ho fatto un ricorso al Tar e sono passati 5 anni per la sentenza. Casillo in meno di 1 anno, il Tar di Bari è rapidissimo per tutti o solo per le richieste ventilate?

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    1. Bene la vicenda sta prendendo le forme di un’inchiesta che servì a far chiarezza sulla vicenda e sulle prassi che i nostri importatori adottano magari per conseguire “facili”guadagni…
      Per quello che ho potuto capire intando la vicenda giudiziaria è completa semmai fc ha proposto nuova azione legale per il risarcimento…
      Personalmente dovrei studiare per capirci meglio ma qualche domanda voglio farla …. come funziona il rasff e il sistema allerta-rischio?(l’allarme è scattato in argentina o nei confini europei?)fc ha omesso l’operato(allerta) del rasff…in più i controlli a Bari sono scattati per opera dello rasff ?
      Soffermarsi sulla “gestione del rischio all’italiana” e sulla bonifica ricordando che la normativa europea pone a principio “un livello elevato di tutela alla vita e alla salute umana…
      “Direttore” complimenti…

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  5. Ci me già detto nel precedente post, sarebbe importante sapere se l’Asl che ha eseguito il sequestro amministrativo o qualche altro ente pubblico che fosse legittimato a farlo, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar.
    Questa è una notizia pubblica non riservata che si può reperire.
    In caso contrario il funzionario pubblico incaricato di tutelare la salute pubblica, se sicuro e convinto del suo operato, dovrebbe spiegare perché non ha presentato ricorso contro la sentenza del Tar di Bari.
    A pensar male si fa peccato ma a volte si azzecca.

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  6. Come hai già scritto nel post, purtroppo la risposta di Francesco Casillo ha un grosso limite: quella di contestare la versione “piena di inesattezze” del giornalista “a caccia di scoop”, senza peraltro portare prove a sostegno della propria tesi, se non la propria versione dei fatti (ovviamente di parte…).

    Questo non è un tribunale, né pretende di esserlo, ma se ci viene a raccontare qualcosa ci aspettiamo che ci venga a dire qualcosa che vada al di là delle piacevoli chiacchiere.

    Laddove il buon Casillo cerca di entrare in un minimo di dettaglio, riesce a rimediare una pessima figura.

    Infatti Casillo dice che “Tutto il grano. .. proveniente dal porto di Nechochea ha confermato valori oltre i limiti (seppur non di molto, ma questo non cambia le cose).”
    Non di molto – ma esattamente quanto?
    L’articolo su la Repubblica parla di una misura svolta dai biologi dell’ARPA che hanno rilevato una concentrazione di dichlorvos pari a 0,34 mg/kg…
    Ricordiamo però che i limiti di legge corrispondono a 0,01 mg/kg (che poi è il limite inferiore di determinazione analitica) addirittura dal 2008.
    Quindi 34 volte il limite di legge… secondo il giornalista cattivo… ma anche secondo la notifica ufficiale che Granduro ha trovato e ha pubblicato sopra, dunque.
    34 volte i limiti di legge, sarebbe non di molto, secondo Casillo?
    O si sta riferendo a qualcos’altro? Ma veramente a noi interessava la partita a cui si riferivano le analisi e il conseguente sequestro… mica qualcos’altro. Non facciamo confusione.

    Ci auguriamo che il dott. Casillo continui a “reclamare a gran voce il ristabilirsi della Verità”, e magari ci metta un po’ più di impegno nel perseguire questo suo nobile obiettivo.

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