10 domande a Casillo

La vicenda credo sia ormai nota e giocata in punta di diritto: grano duro argentino contaminato con un insetticida vietato in Italia è stato importato dalla Casillo Commodities al porto di Bari, poi bloccato dal Ministero della Salute  in seguito ad un controllo ARPA, a cui la Casillo ha fatto opposizione davanti ai giudici del TAR. Questi piuttosto che procedere alla distruzione o al reinvio del grano, ne ordinavano l’ammissione ad un trattamento speciale di decontaminazione.

Seppure forse la vicenda, non considerando il fatto che la materia trattata sia un alimento, da un punto strettamente legale è ordinaria, a noi ruspanti agricoltori del blog, appare non solo grave ma ancora oscura in molti aspetti, tali da destare, per noi e penso per molti produttori e consumatori Italiani, preoccupazione.

Così tenendo conto che Francesco Casillo membro del consiglio di amministrazione della Casillo Commodities è un utente iscritto del nostro blog, ed in passato in più di una occasione si sia già prestato al contraddittorio, abbiamo deciso di rivolgere a lui alcune domande che  possano chiarire gli aspetti discutibili della vicenda ed eventualmente stimolare una azione che possa evitare in futuro il ripetersi di questi eventi.

Premesso ed accertato dunque che la Casillo Commodities abbia importato grano contaminato con un insetticida (Diclorvos) vietato in Italia (ed in tutta Europa), noi poniamo a Francesco Casillo i seguenti 10 quesiti:

1) Come mai i laboratori della vostra azienda (Food Safety Lab, massima qualità e sicurezza alimentare come si può leggere nel link) non hanno determinato autonomamente il Dicholrvos sulle partite importate?

2) Si legge che il Diclorvos sia stato rintracciato in 1 dei campioni prelevato da 2 (50%) delle 7 stive della nave. E le altre 5 stive con le restanti 37.000 t di grano? Lei non pensa ci sia il rischio che il Diclorvos possa essere presente anche nel grano delle altre stive o di alcune di esse? Qualcuno si è accertato di questo, oppure questo grano potenzialmente contaminato è stato già immesso sul mercato?

3) Secondo quanto affermato dai vostri legali sembra che in altre occasioni siano state bloccate e poi bonificate partite di grano contaminato dal Diclorvos, dunque il problema appare ricorrente (creando peraltro un precedente giudiziario con il quale probabilmente si risolveranno ulteriori importazioni contaminate), perchè non vi attrezzate per acquistare solo grano sano e non contaminato? Perchè si importa ripetutamente grano duro al Diclorvos in Italia?

4) Un agricoltore che impiega un principio attivo non autorizzato in Italia, salvo che il fatto non costituisca reato, è soggetto ad una sanzione da 15.000 a 150.000 €, oltre alla revoca della abilitazione all’acquisto degli agrofarmaci (praticamente può chiudere l’attività). Quali sono le sanzioni comminate alla Casillo Commodities per importazione di grano contaminato con un principio attivo non autorizzato?

5) Presso quale stabilimento avverrà la decontaminazione? Sotto il controllo di quale Autorità avverrà l’operazione? Quali saranno i costi, ed a carico di chi? Quale Autorità provvederà al controllo del grano post decontaminazione?

6) Secondo il regolamento CE 1881/2006 art.3:  “I prodotti alimentari da sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati a essere impiegati come ingredienti alimentari.”

Dunque tenendo conto di queste limitazioni, posto che la decontaminazione abbia successo, come intende utilizzare la Casillo Commodities questo grano eventualmente decontaminato?

7) La possibilità del ricorso ai trattamenti speciali di decontaminazione sulla merce importata contaminata sottoposta a controllo, in luogo della distruzione o del rinvio al paese di origine, non crede che possa stimolare la pratica dell’acquisto ed il commercio da parte degli importatori Italiani di partite di prodotti agricoli esteri contaminati a prezzi inferiori rispetto a quelli sani, creando così una via preferenziale di accesso del grano contaminato in Italia?

8) Perché la Casillo Commodities ha fatto opposizione al provvedimento, del Ministero della Salute, di rinvio al Paese di origine del grano contaminato? Non sarebbe stato interesse suo, sia come azienda che come consumatore potenziale, avviare piuttosto una azione legale risarcitoria nei confronti del venditore di grano contaminato argentino?

9) Non crede che l’importazione di prodotti agricoli sui quali vengono impiegati principi attivi che gli agricoltori Europei non possono utilizzare (a causa della nocività), possa creare una distorsione sul mercato (vedi a tal proposito premesse del reg. CE 1881/2006), ed una situazione di concorrenza sleale con i paesi extraeuropei, che danneggia le produzioni agricole nazionali?

10) Nella intervista che lei ha gentilmente concesso al blog dichiarava a proposito delle micotossine:

“Mi auguro, spero e voglio essere sicuro che i limiti che le autorità europee preposte hanno fissato possano tutelare la mia salute, quelle dei miei figli e quella di tutti. Ci sono delle regole, ci sono dei limiti massimi consentiti, noi entro di quelli dobbiamo operare. Se domani saranno alzati o abbassati seguiremo le leggi senza preconcetti ideologici o peggio ancora, di mera convenienza. “

Perchè nel caso del Diclorvos non operate all’interno dei limiti imposti dalle Autorità Europee? Siete sicuri di operare all’interno dei limiti per tutti gli altri contaminanti, a questo punto?

Credo che sia utile per la sua azienda, per gli utenti del blog e per chiunque ci legga, anche a fronte della ricerca di interlocuzione con il mondo produttivo agricolo che la hanno spinta ad iscriversi a questo blog, fornire dei doverosi chiarimenti sulla vicenda.

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27 pensieri su “10 domande a Casillo

  1. Grazie per avermi chiamato in causa, ancor di più mi sento facente parte del gruppo sostenitore del blog.

    Sto preparando la mia risposta che invierò entro.

    A risentirci

    F. Casillo

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    1. Non tutti i mali vengono per nuocere………
      La depressione dei prezzi dei cereali e in particolar modo il grano duro, hanno alimentato un malessere generale da parte dei produttori che grazie a questo blog e tanti altri mezzi di comunicazione via web hanno posto l’accento sulla qualità del grano di importazione. Ciò ha sollecitato le autorità preposte ai controlli, ad una maggiore attenzione e sollecitudine nel contrasto al fenomeno dell’importazione di derrate alimentari non comformi alle direttive comunitarie.
      I giudici del Tar dovranno spiegare alle loro coscenze, prima ancora che ai cittadini la loro decisione, atteso che l’utilizzo del Diclorvos è vietato utilizzarlo in ambito comunitario a prescindere dalla sua concentrazione sugli alimenti,
      “DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 6 giugno 2007 concernente la non iscrizione del diclorvos nell’allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio e la revoca delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari contenenti detta sostanza [notificata con il numero C(2007) 2338]”,
      MINISTERO DELLA SALUTE – DECRETO 28 giugno 2007
      Non iscrizione della sostanza attiva “diclorvos” nell’allegato I del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, e revoca dei prodotti fitosanitari contenenti detta sostanza attiva, in attuazione della decisione della Commissione 2007/387/CE del 6 giugno 2007.
      Il Diclorvos è altamente volatile, pertanto con apposito trattamento in pochi giorni sarà completamente scomparso dal grano ma ne rimarrano le conseguenze sulle salute delle pesone che ne vengono a contatto.
      “Proprietà tossicologiche: : il dichlorvos è altamente tossico per inalazione, assorbimento dermale, e ingestione. Poiché il dichlorvos è volatile l’inalazione rappresenta la più comune via di esposizione. Come gli altri esteri fosforici il dichlorvos è rapidamente assorbito dalla pelle. I danni dovuti al dichlorvos per tossicità acuta sono limitati alla inibizione della colinesterasi.
      Se comparato con l’avvelenamento dovuto ad altri organo fosforici, il dichlorvos causa un più rapido insorgere dei sintomi che è spesso seguito da un’altrettanto rapida scomparsa degli stessi. Ciò accade perché il dichlorvos è rapidamente metabolizzato ed eliminato dal corpo. Persone affette da ridotta attività
      polmonare, problemi al fegato, o che hanno subito una recente esposizione ad inibitori della colinesterasi presentano un maggior rischio se esposti al dichlorvos. Le bevande alcoliche possono incrementare gli effetti del dichlorvos. Alte temperature ambientali o esposizione del dichlorvos alla luce possono aumentarne la tossicità.
      Il dichlorvos è moderatamente irritante per la pelle. Concentrati a base di dichlorvos possono causare la sensazione di scottature o vere ustioni.”
      A prescindere dalle risposte del sig. Casillo, quel carico non doveva essere assolutamente scaricato per non compromettere la salute degli operatori che hanno provveduto al suo trattamento.
      Questo è il mio pensiero……

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      1. Solo per quello esistono i dispositivi di sicurezza….-povero sfortunato l’operatore ignaro-
        cmq a voler pensare male o reale in Italia i marker comprano grano contaminato perchè costa meno argentino con dic…o canadese 5(alcuni di questi non considerano il 5 uso zootecnico dicendo che dipende dai parametri..ma…) se poi qualche controllo scopre qualche anomalia, pazienza,(quasi mai)sosterranno dei costi per la bonifica…altrimenti attraverso i tagli tutto rientra nei parametri…e l’industria dei prodotti finiti può stare tranquilla..magari ignara di ciò o indifferente a ciò…

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  2. Il tentativo di influenzare e manipolare il blog gli si sta ritorcendo contro. Troppi scheletri nell’armadio, troppa brama di far soldi. Prima o poi i bluff vengono fuori.

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  3. Oltre i numerosi dubbi che spero Casillo voglia chiarirci…
    Penso che sia il caso che qualcuno informi la Commissione Europea sulla necessità di incrementare controlli specifici sul grano proveniente dall’ Argentina visto questo precedente col Diclorvos…
    chi lo sa che ne derivi un divieto d’importazione come è successo con i fagioli secchi originari della Nigeria “a causa dei numerosi casi di contaminazione con la sostanza attiva non autorizzata diclorvos a livelli largamente superiori alla dose acuta di riferimento provvisoriamente stabilita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare”
    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1489242469438&uri=CELEX:32016R0874

    il Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002 ci ricorda che è possibile intervenire
    Articolo 53
    Misure urgenti per alimenti e mangimi di origine comunitaria o importati da un paese terzo
    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2002.031.01.0001.01.ITA&toc=OJ:L:2002:031:TOC

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      1. Una volta qualcuno mi disse “La curiosità salverà il mondo” e fortunatamente siamo un blog di utenti curiosi :))

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  4. Continuo ad affermare la necessità di tracciabilità del grano, sarà complicato ma solo così potremmo avere più sicurezza sul prodotto finito. Casillo ha acquistato , consapevolmente o no, e se fosse sfuggito al controllo il grano(i derivati specialmente ) sarebbe finito sulle nostre tavole . Ah, se le regole fossero uguali in ogni parte del pianeta…

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    1. eh…zio Giovanni, ma se fai questi commenti fai crescere il mio ego a dismisura e ciò non può che compromettere la mia lucidità…comunque sia nella genesi di questo post, (io in realtà ero affaccendato a montare il mio impianto di videosorveglianza rurale a basso costo di cui sperò di fare un post in futuro), c’è stata una forte influenza e collaborazione da parte di “Chicca di grano”. Dunque non è tutta farina (o meglio semola) del mio sacco….in generale senza l’apporto di voi lettori ed utenti, il blog sarebbe sterile ed io meno stimolato.

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    1. Sì, Adamenzo la tua proposta non è peregrina.

      Tuttavia attenderei una decina di giorni per dare la possibilità a Casillo di rispondere, sarebbe sleale avviare una azione giudiziaria senza concedergli il tempo tecnico di rispondere alle nostre domande. Magari si trova fuori sede affacendato, possiamo attendere alcuni giorni.

      Sulla azione da intraprendere io sarei scettico sull’esposto alla magistratura. Francamente ho una certa esperienza in merito e sulla scorta di essa, oltre che di una lettura non ideologica della storia giudiziaria recente, mi sono convinto che la magistratura è una super-casta che generalmente si muove solo per tornaconto personale o corporativo.
      Comunque sia se qualcuno ancora riponesse una certa fiducia in essa, un magistrato Don Chisciotte ogni tanto si può anche trovare forse, suggerisco di stampare l’esposto con gli allegati (sentenza, articolo di Repubblica, etc…, imbustare in forma anonima e spedire all’indirizzo della procura competente. Se vi esporrete in prima persona, il vostro esposto non avrà nessuna incisività maggiore, ma sarete costretti a perdere tempo e denaro rispondendo alle convocazioni dei giudici presso la sede di competenza. Convocazioni e testimonianze perlopiù superflue. Quindi l’esposto anonimo va benissimo, le inchieste più importanti in Italia nascono così.

      Io opterei per la strada politica (il politico ha bisogno di voi prima o poi, al contrario di un magistrato), ci sarebbe da contattare via mail o FB parlamentari Europei e chiedere loro una interrogazione Parlamentare alla Commissione che chiarisca il punto nodale sul quale si basa la strategia legale Casillo:

      ovvero
      1) il trattamento speciale è possibile per alimenti contaminati da sostanze non autorizzate in Europa?

      Secondo il Ministero, giustamente no, ma gli avvocati di Casillo fanno leva sul fatto che le norme Europee sono vaghe su questo aspetto ed così giudici del Tar gli concendono il trattamento sulla base della prassi.

      In subordine chiederei alla Commissione se la possibilità legale di ricorrere al trattamento speciale di decontaminazione senza alcuna apparente limitazione, non possa fungere da incentivo a chi importa, per non curarsi della qualità degli alimenti importati. Insomma non sarebbe meglio inserire nella norma dei paletti che fissino le condizioni precise nelle quali il trattamento speciale è ammesso?

      Se avessimo una risposta chiara da parte della Commissione (cosa non troppo difficile da ottenere) almeno sul primo punto, gli importatori sleali perderebbero la base su cui appoggiano la loro strategia.

      Sui Parlamentari a cui rivolgersi, punterei su quelli di M5S, e soprattutto Lega, certamente questi ultimi hanno meno legami con gli importatori del Sud, e sembrano vogliosi di cercare legittimazione e consenso al Sud-Italia.
      Qualsiasi Parlamentare va bene comunque, basta che capisca il problema che peraltro è di natura generale e non di interesse corporativo.

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  5. non sarebbe il caso di inviare il post direttamente alla Procura della Repubblica di Bari, nella formulazione di esposto, onde verificare la sussistenza di eventuali reati in tutta la vicenda?

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  6. Evidentemente la Casillo comm..ha trovato più conveniente e meno oneroso intraprendere un’azione legale contro il ministero che contro chi gli ha venduto la merce..nella fattispecie ricordo che i giudici potevano bloccare la merce è ritirarla e visto che in Italia le sentenze non costituiscono precedente ‘anche se sono di indirizzo ,vuol dire che diversi giudici non so su quali basi abbiano autorizzato la decontamonazione o bonifica…è giusto approfondire quest’ultimo aspetto della vicenda visto che anche i canadesi quest’anno cercano in tutti i modi di bonificare il loro grano addirittura dalle micotossine…o forse il tutto si risolve in una mera diluizione…

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    1. Mi sembri eccessivamente benevolo con Casillo, e non mi pare francamente che lo meriti allo stato dei fatti.
      Perchè escludere la possibilità che la Casillo Comm abbia comprato consapevolmente il grano contaminato ad un prezzo da saldo e che quindi non possa rivalersi sul venditore, visto che sapeva perfettamente cosa comprava?
      Se fosse così, avrebbe senso la lunga e (suppongo onerosa) battaglia legale contro il Ministero, visto che era l’unica strada per limitare la perdita…

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      1. Casillo sapeva perfettamente cosa comprava, solo aveva gia’ pronto il piano B, nel caso la partita non avesse superato i controlli … Non fatevi illusioni sulla fruttuosita’ di un esposto, se il Tar ha gia’ detto che il grano puo’ essere bonificato, e’ improbabile che la Procura possa procedere …

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    2. Lungi da me a prendere le difese del diavolo però è il sistema delle norme ,dei controlli che non funziona(vige l’anarchia )e Casillo ci si sguazza..
      Volevo fare un piccolo paragone:quanta droga viene consumata in Italia e quanta ne viene trovata è distrutta?(se un carico viene trovato 100 ne passano)bene paragono la merce contaminata alla droga…(quest’ultima a volte viene distrutta per dar risposte all’opinione pubblica per la seconda evidentemente si deve fare più di un passo avanti)
      Etichettatura seguita da più controlli (come per la droga si conosce la merce di cui la provenienza rappresenta un pericolo di rischio maggiore(se c’è la volontà è facile stabilire un “disciplinare di controlli”efficace..)..il problema non va risolto con cavilli giudiziari o nuovi articoli ci vuole una nuova struttura normativa europea che metti la salubrità della merce e la salute pubblica come primo principio inderogabile e assoluto..

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      1. esiste già qualcosa di simile
        REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2016/662 DELLA COMMISSIONE
        dal 1o aprile 2016
        relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell’Unione per il 2017, il 2018 e il 2019, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l’esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale
        http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1489242469438&uri=CELEX:32016R0662

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      2. Forse i maker italiani si stanno sfogando visto che se ho capito bene il campionamento sul grano avverrà nel 2018
        (si parla di campionatura” pluriennale ” ma con quali modalità?)al solito le norme quando non voglio fare chiarezza rimangono nell’ambiguità..

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    1. I controlli riguardano gli antiparassitari e per le micotossine..altre norme e altri sistemi di controlli?se non è una giungla questa..

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      1. Cerealicolo se in alto a destra inserisci la parola chiave che t’interessa tipo “micotossine” trovi tutta la documentazione che vuoi, sono dal cellulare e mi viene difficile inserire altri link….
        Il controllo sui residui è stato previsto anche anni fa ho solo caricato il link del triennio più recente…
        Le modalità di campionamento sono descritte lì, anche che queste modalità richiamino ad un’altra normativa tipo 123/000 diversa da quella che ho pubblicato io, basta cercarla!
        È tutto a portata di pc , curiosità e buona volontà di leggere papelli lunghissimi soffermandosi sulle minuzie 🙂

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      2. Dimenticavo ho provoca a contattare l’on.giovanni la via mi ha risposto che era impegnato in una questione di importanza vitale soprattutto per noi siciliano : la questione del dieselgate…naturalmente scherzavo..

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