La Francia agricola spazzerà la PAC?

declino-franceseSino al 2000 era considerata la principale potenza agricola Europea, e la seconda a livello mondiale dopo gli USA….poi un declino inesorabile. Oggi la Francia Agricola sta vivendo una crisi micidiale sulla pelle degli agricoltori (600 suicidi agricoli solo nel 2016, il quadruplo del 2011 secondo Le Figaro) con metà dei redditi agricoli medi mensili in caduta libera a 350 €.

Personalmente da osservatore esterno ma informato delle vicende francesi, visto che lì ho vissuto per un pò di tempo, sono convinto che questa decadenza agricola sia stata dovuta ad mix deletererio di iper-ecologismo, combinato a burocrazia invadente e repressiva che hanno determinato costi di produzione molto elevati per l’agricoltore francese a fronte di nessuna o minima fedeltà o preferenza sul mercato da parte  dei consumatori transalpini verso le produzioni nazionali. Il consumatore francese medio, generalmente nell’era della globalizzazione, ha preferito acquistare prodotti esteri (a prezzi decisamente più popolari) ed attraverso la grande distribuzione francese che gli ha offerto di tutto e da qualsiasi parte del Mondo, in proporzione molto maggiore di quanto facesse qualche anno prima. Così all’agricoltore francese è stato chiesto tanto in termini di protezione del paesaggio e dell’ambiente, ma senza alcun ritorno soddisfacente, economico o sociale, da qui la disperazione nera.

Dunque non è così difficile pronosticare che in occasione delle prossime elezioni Presidenziali del 23 Aprile, lo scontento degli agricoltori potrebbe trovare sfogo.

Secondo i sondaggi più accreditati su una platea agricola, a parte un forte sentimento astensionista pari al 52%, tra i votanti il 35 % voterebbe per l’estrema destra della Le Pen, il 20 % per il centro-destra di Fillon, stessa percentuale per il centro-sinistra di Macron, 18 % per il socialista Hamon (che succede ad Hollande) ed il 2% per l’estrema sinistra di Melenchon.

Il particolare apprezzamento degli agricoltori per FN, rispetto all’elettore medio francese, peraltro sembra un fenomeno molto recente, ulteriore indizio di un profondo e recente malessere del settore agricolo (vedi istogrammi sotto).

Fn voti.png

Se volete dare un sguardo veloce in francese ai programmi agricoli suddivisi per tema dei vari candidati potete cliccare qui.

Io mi soffermerò solo sulla Le Pen che è il fenomeno non solo più interessante, con gli altri candidati infatti non cambierebbe nulla rispetto alla politica agricola attuale, ma anche potenzialmente devastante per tutta la Politica Agricola Europea, e quindi anche per noi.

Secondo quanto dice la Le Pen, la sua azione sinteticamente dovrebbe basarsi su “patriottismo economico” e “protezionismo intelligente”, uscita dall’Euro e fine della PAC. Sì, gli agricoltori francesi non vogliono più la PAC (un fallimento totale secondo la Le Pen, come darle torto penso anche io), e vorrebbero sostituirla con una politica agricola nazionale. A parte qualsiasi considerazione sulla proposta politica della Le Pen, a noi potrebbe o dovrebbe interessare seriamente l’aspetto della PAC.

La Francia infatti è uno dei maggiori contributori del bilancio UE, sebbene i suoi agricoltori beneficino della PAC per ben 13 miliardi di €, l’esborso della Francia complessivo al bilancio Europeo è pari a 20 miliardi. Così nell’ipotesi che vincesse la Le Pen (invero non probabilissima, ma anche per Trump si diceva lo stesso), una uscita della Francia non solo da Euro ma anche da PAC porterebbe un vero sconquasso nel nostro già precario equilibrio agricolo Italiano.

Seguite le vicende francesi dunque perché queste potrebbero avere un immediato ed imprevedibile riflesso su di noi, forse più delle elezioni stesse Italiane prossime venture.

Di seguito un pò di tweet di Marine durante la visita alla fiera agricola francese, dove è stata accolta trionfalmente dagli agricoltori francesi che si appellano a lei come ultima speranza.

Le pen agricoltori.png

le-pen-2

le-pen-3

https://le360.online/marine-le-pen-peut-elle-seduire-les-agriculteurs-avec-sa-pac-a-la-francaise/

tweet-le-pen

http://www.lepoint.fr/presidentielle/salon-de-l-agriculture-les-propositions-de-fillon-28-02-2017-2108271_3121.php

http://vision-macron.fr/agriculture/

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90 pensieri su “La Francia agricola spazzerà la PAC?

  1. Considerazioni equilibrate (naturalmente i 13 miliardi per la Francia non sono solo l’agricoltura, che però è una parte significativa). Tuttavia non trascuriamo che il 40% del budget europeo va alla PAC. Ovvero, l’Europa finanzia l’agricoltura. Quindi in pratica, la politica europea privilegia l’agricoltura. di fatto finanziata dagli altri settori.

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    1. Agea colpisce ancora ..i pagamenti a saldo stanno avvenendo al 23%perchè Agea sta trattenendo il 7%(A causa di controlli) da destinare successivamente per intero o in parte qualità ci siamo anomalie nei fascicoli(diciamo così a titolo preventivo)…quindi 70% più 23%più speriamo 7% e poi il premio accoppiato..facevono prima a darmi un reddito di cittadinanza…

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  2. Fischi ed insulti per Le Foll alla Fiera Agricola
    http://www.lemonde.fr/economie/article/2017/02/24/stephane-le-foll-un-ministre-de-l-agriculture-par-gros-temps_5084865_3234.html

    http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2017/02/24/20002-20170224ARTFIG00295-une-tres-grosse-deception-face-au-bilan-de-stephane-le-foll.php

    http://www.agrisalon.com/actualites/2016/12/16/faites-de-l-agro-ecologie-l-illustration-d-un-bilan-en-demi-teinte

    Pendant cinq ans, il aura persévéré à vouloir emmener l’agriculture française vers l’agro-écologie, tellement obsédé par cette ambition qu’il en est même venu à soutenir la décroissance agricole. Malheureusement, l’utopie et le dogmatisme n’ont pas fonctionné face aux hommes de la terre. »

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    1. A che le tecniche agroecologiche ( che comportano per forza di cose una riduzione del volume di affari di mezzi tecnici e una diversificazione dell’offerta alimentare, ) non convenissero e non piacessero alla fnsea il sindacato che dirigeva di xavier buletin e anche alle coop francesi,non è una novità – Lo scontro è tra ideologie, ma soprattutto interessi molto contrastanti tra loro .Ma in gioco c’è anche la torta della Pac comunitaria dopo il 2020 e la convinzione che :
      -i cittadini contribuenti europei forse accetteranno e a malapena, solo un sostegno ambientale all’agricoltura .che per contro comporta un molto probabile aumento della burocrazia ,
      -mentre le imprese contribuenti europee non li tollerano proprio gli aiuti all’agricoltura specie quando sono strutturati in modo che nn è cosi scontato che rientri dalla finestra quello che gli è stato tolto dalla porta.Ma sarà che io non ho molta fiducia nella politica agricola dei governi europei ,non riesco a vedere nessun futuro roseo per gli agricoltori, se non il ciclico andare dalla padella( tasse e burocrazia) alla brace ( strozzinaggio da parte di industria-grande distribuzione) e viceversa .

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      1. Ma che ci sia una decadenza agricola in Francia più pronunciata che negli altri paesi, almeno in termini di reddito e di cifre economiche generali, mi sembra oggettivo…credo che la responsabilità inevitabile almeno in parte sia di chi ha governato e delle sue politiche….come sempre in ogni politica ci sono aspetti positivi e negativi, ma globalmente oggi la Francia agricola (e non solo) è più debole di 5 anni fa….dunque per me è bocciato.

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      2. Io penso sempre che se avessi messo in pratica ciò che mi hanno insegnato all’università sarei fallito il giorno stesso. Ad oggi non ho mai conosciuto un bravo agronomo che non fosse anche un agricoltore. L’azienda agricola è prima di tutto una impresa e deve fare i conti con la realtà, poi se la scienza agronomica collima, meglio, altrimenti si tira dritto verso ciò che produce profitti…Tutto il resto può andar bene per chi vive di stipendio.
        Non ci sono margini per sperimentazioni ambientali nella mia visione agricola, che è prettamente economicistica, eco anche essa però….Eco-nomica, non ci posso fare nulla son fatto così, prima devono girare i conti poi tutto il resto.
        In una realtà peraltro dove inciviltà, degrado e sudiciume sono ad ogni angolo di strada, il pensiero delle emissioni di co2 o del benessere dei lombrichi mi lascia indifferente….Roba buona per i francesi che oggettivamente hanno altre sensibilità ed altro contesto nel quale operano, ma non sono sicuro che potranno permettersela nei prossimi anni.
        Realismo please…Certo che l’agricoltura non potrà mai avere una prospettiva rosea se si insegue l’impossibile.

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      3. Di quali sperimentazioni ambientali parli?Tra gli agricoltori conservativi che conosco ci sono quelli che dopo aver sperimentato i principi dell’ecologia( le relazioni di dipendenza tra vegetali e animali in un biotipo agrario riguardo a parassitismo,competizione ,simbiosi) applicati alle proprie tecniche agronomiche,se finiscono per applicarlo all’intera sau, lo fanno per dei vantaggi agronomici che gli diventano economici , male che vada nel medio e lungo termine .Poi ci sono quelli che lo fanno per solo il vantaggio economico derivante dai contributi a superficie ( dove esistono). Quelli che ci provano ,non capiscono gli inevitabili errori iniziali, non riescono a correggerli e mollano..Quegli altri magari confinanti con i primi di cui vedono e capiscono i vantaggi ,ma non ci provano nemmeno perché sanno già che sul loro terreno non può funzionare. Ma nn ne conosco uno che sperimenti qualcosa se nn ci intravede un vantaggio economico immediato( se dispone della terra solo annualmente) o agronomico che si trasforma in economico a medio lungo termine( se è proprietario o detentore della terra per periodi molto lunghi)..Il benessere dei lombrichi non ho idea di chi possa studiarlo,mentre la loro classificazione e computo serve a ricavarci indici utili a valutare lo stato di progressione ed efficienza dell’attività biologica in un biotipo agrario. Personalmente nn ci perdo tanto tempo, do un occhio veloce all’intensità dei turricoli,mi serve per avere indicazioni su come allestire e regolare a in partenza le seminatrici da sodo.X le immisioni di Co2 credo sia roba di enti di ricerca dei governi che vogliono utilizzare i dati per gli accordi sul clima, credo che probabilmente neanche i più esperti e datati agricoltori conservativi ne sappiano qualcosa.

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      4. Quando si avvertirà su larga scala che lagroecologia aumenta il reddito dell’agricoltore (ma il reddito derivante dalla vendita dei prodotti, non dai contributi pubblici, io non costruisco la mia azienda sulla base dei contributi da percepire, in primis perché non mi fido dello Stato nel breve periodo, ancora meno nel lungo) allora anche io comincerò a valutare la possibilità che abbia un senso economico compiuto.

        Intanto io non vedo in Francia benefici economici per l’agricoltura in generale, anzi vedo scoramento. Poi che qualcuno riesce e funzioni può anche essere, ma da qui a fare un modello generale ce ne corre.
        Io continuo a pensare che qualsiasi approccio integralista con vincoli imposti dallo stato sia errato, tanto più in una economia globalizzata dove ci si confronta con realtà produttive con vincoli ambientali minimi, sia dannoso.
        Dunque tutto ciò che riduce la libertà di scelta dell’agricoltore per me è negativo e va respinto….Se l’agroecologia è valida, sarà lo stesso agricoltore ad approcciarsi ad essa, emulando i colleghi più virtuosi, come sempre è successo quando una innovazione o una nuova tecnica si è diffusa.
        Processo ancora più rapido oggi nel contesto rapido di scambio di informazioni tra agricoltori…Anzi qualcuno potrebbe aprire un blog e discutere di queste tematiche anche in Italia.
        Fin quando gli sponsor principali saranno Stato da una parte (in tutte le sue variegate forme) e Monsanto dall’altra (almeno per le tecniche conservative), personalmente farò fatica a dare credito ad approcci ecologici.

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      5. odiamo tutti la burocrazia. Però se si vogliono regole e garanzie, per esempio sulla qualità e salubrità dei prodotti, occorre qualcuno che controlli. E’ un vecchio dilemma: ogni buona legge che tuteli la correttezza del mercato ha bisogno di una burocrazia, però dappertutto e in particolare in Italia la burocrazia è pessima, costa tanto, garantisce poco. Ogni buona legge, che protegge le regole, finisce in burocrazia. Si può pensare alla deregulation, però i costi di solito si sono dimostrati superiori anche a quelli della burocrazia, specialmente nel lungo periodo, dove gli effetti perversi cacciano dal mercato i buoni produttori onesti e premiano i disonesti. In Italia abbiamo un po’ tutti e due i guai: le regole (ammesso che siano buone) sono applicate male, così abbiamo contemporaneamente troppe regole e troppa deregulation. Io non so come venirne fuori, voi avete qualche idea?

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      6. deregulation in Italia? no, questo no. In Italia ci sono regole a iosa, semmai vengono disattese, eluse o aggirate almeno per la mia esperienza.
        Secondo me ci si dovrebbe concentrare almeno all’inizio su poche regole importanti e fare rispettare queste…è ridicolo richiedere la calibrazione obbligatoria delle irroratrici ogni 3 anni come se avessimo interesse a sprecare agrofarmaci, quando la quasi totalità delle aziende (in Sicilia per lo più è così, garantisco) non smaltisce legalmente i rifiuti speciali (i contenitori dei fitofarmaci), ad esempio.
        Generalmente vengono abbandonati o bruciati nelle vicinanze di un punto d’acqua.
        E sarebbe facilissimo incrociare i dati delle aziende iscritte alle CCIAA con quelle che hanno stipulato regolare convenzione per verificare quanto non abbiano nessun contratto di smaltimento (non è obbligatorio averlo in teoria, nell’ipotesi che non si producano rifiuti speciali, ma è quasi impossibile secondo me anche per una azienda biologica), però non interessa a nessuno verificarlo ne controllare che avvenga uno smaltimento corretto, ne verificare che le campagne stanno diventando una discarica a cielo aperto…in buona sostanza io non mi fido di chi impone le regole, soprattutto quando sono molte, articolate, specifiche ed molto difficili da verificare, queste finiscono sempre per vessare i fessi e proteggere i furbi…preferisco poche regole importanti, possibilmente fatte rispettare severamente e per il resto libertà di impresa.

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    1. Non so se è corretto trattare la merce -alimento-grano come qualsiasi altra merce per cui nell’era della globalizzazione solo chi produce con meno costi è specializzato nel farlo e gli altri vengono tagliati fuori dal mercato perchè producono perdite…la pac credo serva a scongiurare questo…la popolazione mondiale aumenta e con essa il bisogno di cibo…si produciamo di più, produremmo meglio, probabilmente l’ogm sarà il futuro soprattutto se ci saranno “nuove sfide climatiche”; però credo che il mondo diventa sempre più piccolo e un domani potrebbe non bastarci..giustifico anche così gli sforzi che fa l’uomo moderno alla ricerca di nuovi mondi..non sarei così pessimista sull’andamento storico dei prezzi anche se i dati lo confermano..ricordo dai racconti dei miei nonni che ci sono stati diversi periodi di crisi dovuti al prezzo del grano ma vi sono stati altrettanti periodi dove le cose andavano meglio..infondo spesso la “storia si ripete”e chissà magari il futuro sarà a tratti di piena crescita

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      1. beh queste ipotesi sono chiaramente valide solo per beni necessari come il grano, per altri l’esito può anche essere diverso…possono direttamente scomparire dal commercio come beni obsoleti o superflui

        …chiaro che ci potranno essere dei periodi di rialzo relativo delle quotazioni ci mancherebbe (i cicli ci sono e si ripeteranno sempre), ma il trend è quello di un inevitabile calo del prezzo in termini reali nel medio periodo….certo la politica tenterà di lenire il problema per evitare tensioni sociali e mantenere il Potere, ma oggi i Governi hanno esaurito le munizioni (sparate già tutte o quasi per la generazione precedente), dunque per chi opera oggi ed in futuro ci si dovrà confrontare sempre più con il prezzo di mercato, basato su offerta e domanda…
        Sì, il mondo è limitato, il petrolio sta per esaurirsi, l’acqua, il riscaldamento globale, la crescita demografica, etc…, ma l’uomo finora ha sempre vinto le sue sfide ed il frutto della globalizzazione secondo me deve essere ancora colto, la connessione globale, l’informazione accessibile a tutti secondo me ne esalterà le potenzialità, non abbiamo ancora visto niente.
        Ciò non vuol dire che saremo più felici però.
        Quello che importa comunque non è il prezzo di vendita, ma il margine di ricavo, dunque i prezzi possono anche scendere ma se i costi scendono ancor di più, si può anche avere un maggior ricavo.

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  3. Ho letto i commenti sotto, quello che verrà non si sa e le previsioni in economia spesso restano tali e non si avverano. Chi aveva previsto cinque anni fa un prezzo del petrolio più basso oggi di allora? Nessuno.
    L’autore del blog ha fatto una indagine scientifica storica di rilevazione dei prezzi su cui non si può discutere. Se continuasse così, molto probabile a mio avviso ma non certo, e se a questo si unisse l’auspicata fine dei contributi, le nuove tecnologie non aiuteranno granché anche perché acquistarle e averle a disposizione comporta un costo notevole insostenibile con l’assottigliarsi dei margini.

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    1. Io invece credo che il quadro attuale fosse stato ampiamente previsto ed io anche lo riportai a tempo debito (seppure con molto scetticismo, visto che il prezzo dei cereali era molto tonico a quei tempi). Per fortuna il blog consente di non perdere memoria delle previsioni (ah, il prezzo del petrolio dovrebbe risalire a 150 $ entro il 2023, non si dica che non fosse stato previsto).
      Io credo che l’agricoltore mediamente non voglia accettare la realtà e si trinceri dietro il fatalismo…Ma il processo economico, salvo imprevisti catastrofici di natura politica o climatica, ha un andamento chiaro ed inevitabile nel lungo periodo. Quello finanziario è molto più aleatorio invece, lì sì le previsioni sono spesso farlocche.

      Cosi conviene attrezzarsi verso l’esito più probabile, il più delle volte consente di limitare i danni o addirittura anche di avere successo.

      http://durodisicilia.blogspot.it/2014/07/le-prospettive-agricole-mondiali-2014.html

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      1. Ma si d’accordo su tutto, concedimi però che “di doman non v’è certezza”. e da qui a pensare che eliminando i contributi la situazione migliori ce ne vuole, comunque tutto può essere.

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      2. Ma non v’è certezza nella vita di ogni singolo individuo…sui grandi numeri il comportamento dell’uomo è sempre lo stesso, tende a progredire (almeno tecnicamente e tecnologicamente) se lasciato libero di operare e questo progresso praticamente non può che tradursi in una maggiore organizzazione ed efficacia del processo produttivo che rende sempre meno onerosa e sempre più abbondante la produzione. Ciò vuol dire che l’offerta tende e tenderà sempre ad aumentare (più della domanda che aumenta anch’essa, almeno finchè c’è crescita demografica) ed i prezzi a scendere nel medio periodo…tutto va così, se noi non lo avvertiamo chiaramente nella vita comune è soltanto per il peso di tasse, imposte ed inflazione che tendono ad aumentare i prezzi.

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      3. Resto dubbioso, i contributi mi sembra fossero nati per ridurre il gab di competitività con prodotti provenienti dall’estero. Siamo diventati e diventeremo così bravi in futuro? Noi diciamo “ncepensa’ pignente”

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      4. Ma io parlo dell’Uomo in generale, non dell’Italiano o dell’Europeo…il prezzo globale delle merci è determinato dall’azione dell’uomo nel suo complesso in una economia globalizzata…se alcuni non stanno al passo vengono inevitabilmente eliminati (non fisicamente, ma riducendo la loro frequenza genica, probabile che saremo noi decadenti della vecchia Europa) e sostituiti da altri più adatti…Darwin, ne più ne meno…ma la specie umana progredisce, anzi progredisce ancora più velocemente se più forte è la pressione selettiva…si chiama genetica delle popolazioni, non è nazismo, si studia anche ad agraria…

        https://it.wikipedia.org/wiki/Genetica_delle_popolazioni

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  4. una discussione bellissima, che seguo ormai da ex, visto che “la famiglia” ha deciso di vendere… Devo cogliere una strana contraddizione: gli agricoltori francesi (almeno i lepenisti, ma anche a sinistra) imputano all’Europa la volontà di distruggere l’agricoltura familiare, Il grande granduro (ammiro moltissimo la sua decisione) al contrario le imputa di rallentare l’espulsione dall’agricoltura di chiunque non riesca ad adeguarsi al mercato libero. Altri paesi pare si trovino bene… La PAC nacque con l’idea di attrezzare l’agricoltura europea alla concorrenza esterna senza proteggere i prezzi ma “compensando” con gli aiuti il deficit di produttività dell’agricoltura europea, inevitabile rispetto agli SU. Oggi pare che nei dominatori del mondo spiri un’aria di ritorno al protezionismo, con il “nazionalismo economico” di Trump o l'”economia patriottica” della Le Pen (tralascio le versioni nostrane, ben note). Per l’Italia, che non ha materie prime ed è un’economia di trasformazione, sarebbe un disastro, forse peggiore che negli anni trenta e potrebbe reggere solo con una drastica riduzione dell’attività economica, dei salari reali e con una politica autoritaria. In agricoltura, la combinazione di cambio climatico (che c’è eccome, è una delle origini del disastro dell’Africa nei dintorni del Sahara, per esempio, del crollo della Siria e del NordAfrica, mentre non sono ancora del tutto chiare le conseguenze sull’iItalia, al di là del già evidente sconvolgimento delle stagioni, riduzione dei ghiacciai ecc.), di crisi ecologica generale (che crea anche mode, speculazioni e burocrazia, ma non è moda né speculazione né burocrazia), la crisi da finanziarizzazione dell’economia ecc., costruiscono una complessità tale da impedire qualunque previsione (difficili come si sa quando si parla del futuro). Per costruire una politica occorre, a mio parere: 1) una certa protezione dai mercati globali, ma a livello europeo, non nazionale, dove sarebbe costoso e impossibile, perché le imprese abbiano la possibilità di previsione a 5 – 10 anni e non finiscano per sbagliare tutti gli investimenti (non è solo la Pac a causare gli errori degli agricoltori, ma un mercato impazzito); una combinazione di politiche agroambientali e rinnovo tecnico- scientifico (non solo tecnologico) per affrontare la sostenibilità e ridurre l’impatto del modo di coltivare attuale; una riforma generale della pubblica amministrazione in agricoltura; da noi ogni legge buona finisce in burocrazia, spreco e speculazione, figuriamoci le cattive. Quest’ultima è forse la cosa più difficile.

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      1. Mi sembra che la tua prospettiva di poche grandi aziende tecnologizzate sia il contrario dell’agricoltura familiare che piace alla Le Pen. Ambedue date la colpa all’Europa di danneggiare la vostra prospettiva favorita. Coerentemente Le Pen propone tariffe doganali e protezione, tu apertura frontiere e chi regge regge. Il modo di uscire dall’ambiguità della politica europea (apro le frontiere però sussidio gli agricoltori) è opposta. In effetti la politica europea va nella direzione che indichi tu, ma gli aiuti tendono a graduare il processo per evitare contraccolpi politico-sociali.
        In comune con Le Pen hai l’antipatia per l’agroecologia.

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      2. No, io sono un fautore della agricoltura familiare (ovviamente a conduzione diretta), sono convinto come già sosteneva Serpieri(il padre dell’economia agraria italiana)che non ci potrà mai essere nessun sistema di gestione più efficiente in campo agricolo. Nessuna azienda con salariati o impiegati potrà mai competere in n settore dove non ci sono ferie, domeniche o malattie.
        Purtroppo in Italia abbiamo una visione distorta della azienda familiare, come piccole unità produttive arretrate ed inefficienti, mentre le grandi aziende hanno un approccio padronale. In realtà in tutto il mondo agricolo avanzato le aziende familiari a conduzione diretta sono il modello di successo ed il più diffuso.
        Ovviamente aziende familiari estese, tecnologiche e professionali, quali non sono quelle italiane.

        Non sono sicuro che il problema sia Europeo come la Le Pen, ma certamente l’agroecologia francese è un fallimento, credo che l’Europa non faccia altro che assecondare gli errori politici dei vari Stati o addirittura delle Regioni(vedi PSR), dunque in questo senso è dannosa perché elude i problemi e li aggrava.
        Sono sempre stato convinto che i problemi si risolvono da soli, trovo improbabile che un concorrente di successo come la Germania o l’Olanda ad esempio si possa realmente prodigare per risolvere i problemi di altri concorrenti meno competitivi. Per cui sinché si starà in Europa se va bene avremo soltanto un lento declino, io temo. Va considerato che le alternative Italiane non sono credibili o addirittura potenzialmente più dannose secondo me, per cui non so bene cosa augurarmi….Fossi francese però, avrei pochi dubbi…

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      3. Granduro l’agroecologia francese è un fallimento?

        Dipende cosa intendi te per agroecologia’? Fino ad ora quello che mi pare sia state fallimentare in Francia e anche in nord Italia è l’imposizione di norme di carattere ambientale,tutela dei lavoratori,benessere animale,costose da applicare ,inizialmente soprattutto per gli allevatori,non remunerate da un mercato globale che non le contempla ,con cui devi competere. Oltre ai costi tecnici si son tirate dietro una marea di costi Burocratici,Questo pero non è agroecologia intesa come scienza agronomica, ma il frutto di ideologia ecologica applicata all’agricoltura da parte di politici e burocrati che han pensato prima di tutto a tutelare se stessi .
        La Francia è un paese esportatore dove i produttori di commodities ad es spuntano prezzi mediamente inferiori ai ns di minimo 50 euro/t : 25 euro/t solo di trasporto vs il nord Italia,25 euro/t di costi di stoccaggio gestione che gli prendono in genere le coop.In questa situazione chi ha applicato principi agroecologici al proprio metodo di coltivazione lo ha fatto autonomamente con l’ausilio di associazioni volontarie autofinanziate ,riducendo costi mantenendo se non incrementando la produzione aziendale .Dopo averli snobbati per decenni ora anche la parte istituzionale francese si è accorta di loro e sta cercando tra questo giro di pac e il prossimo, di estendere l’applicazione di queste tecniche,ricerca compresa , al resto dell’agricoltura ,stranamente stavolta su alcuni aspetti in ritardo rispetto ad alcune regioni italiane. Fino alla precedente pac a me pare ci fossero meno misure ambientali compensate con pagamenti a superficie in Francia ( MAEC)di quante ce ne fossero in Italia ( ex 2078-214,1- misura 10 dei ns nuovi psr).Stressati dalle norme di ideologia ecologica applicata all’agricoltura,i Francesi mi paiono titubanti e divisi come gli italiani:Tra chi non sa ancora se gli convenga star fuori dalle nuove compensazioni agroecologiche e cercare di togliere la terra sotto i piedi alla burocrazia e chi è è rassegnato alla burocrazia , spera ancora di riuscire a limitarne i danni ,magari con compensazioni( solo francesi) che lo aiutino nella fase di transizione e magari tutelino pure il rischio di impresa ,senza favorire le nazioni est Europee con cui sono in concorrenza –

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      4. Granturco
        Intendo l’agroecologia come politica agricola della Francia (Le Foll la ha sempre chiamata politica agroecologica) http://www.lastampa.it/2014/09/20/scienza/ambiente/inchiesta/agroecologia-la-ricetta-francese-per-il-futuro-dellagricoltura-wvZbVxdpTz7f2EdtV7Y03N/pagina.html
        per i motivi che tu dici, imposizione di norme ed imposte ambientali non riconosciute dal mercato, in primis interno.
        Un paio di anni fa abbiamo assistito a vere rivolte agricole per l’imposizione della ecotassa sui trasporti su strada con i mezzi agricoli ad esempio.
        http://www.globonews.it/piu-di-10-000-manifestanti-francesi-si-scontrano-con-la-polizia-per-lecotassa/

        Non come scienza agronomica…Ci mancherebbe.

        Osservo anche che Melenchon il candidato della sinistra che ha fatto dellecologismo la sua bandiera
        http://www.lopinion.fr/edition/politique/jean-luc-melenchon-veut-s-imposer-candidat-l-ecologie-117062

        Raccoglie secondo i sondaggi tra gli agricoltori un misero 2%, ed è stato l’unico candidato presidenziale che non si è recato al Sima, la Fiera agricola più importante della Francia. A torto o a ragione gli agricoltori francesi sono stanchi di ecologia, almeno di quella imposta dallo Stato, buona al massimo per discutere in un elegante salotto di Parigi.

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      5. Gran duro
        Ma le norme penalizzanti e senza compensazione derivano dall’applicazione di vecchie Norme Europee :direttiva nitrati ,benessere animale etc e di solito i Francesi sono sempre più solerti e coincisi di noi ad applicare direttive Ue. Solo nel caso del divieto del glipho siamo riusciti a batterli nel tempo quest’anno ( ma abbiam dovuto riscrivere 4 volte i decreti ..dobbiam ancora migliorare parecchio in competenza…) quindi secondo me gran parte di ste norme le Foll se le è ritrovrate in eredità,Quello che sta cercando di fare di nuovo( condivisibile o meno) sul piano Nazionale è cercare di mettere in piedi misure agroecologiche con premi a superficie finanziate anche con fondi Ue( 2°pilastro,addirittura sembrerebbe rinforzato dopo il 2020 con prelievi dal primo) ,con un protocollo condiviso da più soggetti ,alla cui stesura han partecipato tecnici e agricoltori pionieri francesi esperti di gestione agroecologica delle aziende agricole e sulla cui eventuale partecipazione o meno gli agricoltori sembrano avere più di una perplessità come dicevo nel commento precedente.
        http://agriculture-de-conservation.com/Une-MAeC-Conversion-au-semis-direct-sous-couvert-est-en-fin-de-gestation.html
        Sul piano internazionale invece vorrebbe venissero riconosciuti crediti di carbonio per le sup investite con queste pratiche ,da scambiare nelle trattative globali sui cambiamenti climatici.
        Le pen se ho ben compreso fa un altro discorso ..fuori dall’euro e pac nazionale ( il che non esclude finanziamenti all ‘agroecologia come scienza agronomica .almeno non l’ho mai sentito dire ma magari mi sbaglio)..con questo gioco credo voglia evitare che i 7 miliardi disavanzo francese nel dare avere verso la Ue ,finiscano a nazioni europee con cui la Francia compete nella produzione agricola interna e verso l’export.Ma anche in Francia come da noi credo, ci saranno altri settori produttivi che sono favorevoli a scambiare spazi commerciali a sfavore del comparto agricolo,ma non ti saprei dire che peso elettorale possano avere nei confronti dell’agroalimentare francese.

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      6. Francamente quando un governo impone una tassa sulla circolazione dei mezzi agricoli su strada e la chiama “ecotassa” io non sto tanto a sottilizzare su eventuali aspetti positivi, peraltro che non sembrano apprezzati dagli elettori (non mi pare che Hollander o Le Foll saranno ricandidati ed il partito socialista sta ai minimi storici)…Scellerata politica in un contesto di libero mercato…Quando importano senza dazi da migliaia di km di distanza perché non tengono conto delle emissioni e del danno ambientale!
        Ecologismo antinazionale sulla pelle dei produttori…Vadano a zappare se vogliono fare gli ecologisti

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      7. in effetti ho letto da qualche parte che se la Francia avesse introdotto le norme agro-ecologiche come semplici norme agronomiche, gli agricoltori avrebbero avuto una maggiore disponibilità ad assecondarle…se utilizzi il termine eco la butti sullo scontro ideologico che è il modo miglior per non raggiungere alcun risultato. Ma la politica è fatta anche di simboli e di slogan…chiaro che se annunci una politica ecologista qualche voto in più lo prendi nei salotti, se parli di agronomia passi inosservato…ma alla fine della fiera contano i risultati e la Francia agricola è in decadenza e la propaganda politica non ha portato voti al governo, peggio di così.

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  5. Credo che oggi puoi avere l azienda più tecnologica , più innovativa di questo mondo , ma se dopo tutti i prodotti agricoli (grano,latte,carni)mantengono gli stessi prezzi di 20 fa non si va avanti.

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    1. è abbastanza probabile che nei prossimi 20 anni, in termini reali, il prezzo medio sarà ancora più basso…così si tratta di abbassare i costi ancora, come fare dipende da ciascuno di noi…personalmente sono convinto di dover ingrandire ancora l’azienda ed automatizzare quanto e più possibile.
      Sperare in un rialzo stabile e duraturo dei prezzi è un prendersi in giro.

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  6. Stavo riguardando le fatture vecchie
    Anno 1999
    Gasolio 900 £/litro
    Seme certificato 60.000 £/q
    Urea 31.000 £/q
    Vendita (ottobre) grano 27.000 £/quintale

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    1. se le guarderai tra 20 anni sarà ancora peggio, salvo catastrofi nucleari, è inevitabile che il prezzo del grano scenda…e per fortuna, ciò vuol dire che in termini assoluti riusciamo a produrre con sempre meno risorse, diciamo che è il prezzo del nostro successo.
      Se vai sul mio profilo twitter, c’è un grafico con il prezzo del grano dai primi del 900, praticamente è un ribasso costante (in termini reali) a parte alcuni piccoli rimbalzi o grandi in corrispondenza di guerre mondiali o crisi economiche.

      https://pbs.twimg.com/media/C37O5FiWQAQyC1D.jpg:large

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      1. Se a quei prezzi ci aggiungiamo il reale potere d’acquisto rapportato ad oggi, ci sarebbe da piangere

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      2. Puoi anche cominciare a piangere per i prossimi 20 allora, puoi star sicuro che i margini ed i prezzi si ridurranno ancora nel medio o lungo periodo…è matematico, salvo catastrofi fine di mondo.

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      3. Io non sono un esperto di economia (e anzi, vedendo i nostri economisti, per me questo è motivo di un certo orgoglio) ma questo discorso è estremamente interessante ed andrebbe sviluppato ulteriormente (se non lo è già stato fatto da qualcuno, come immagino sarà già).

        Come dici tu, il prezzo del wheat in termini reali è sceso mediamente del 75% tra il 1908 e il 2016… ma le rese sono aumentate nel contempo, no?
        E di quanto?
        Ho trovato qui qualche dato:
        http://usda.mannlib.cornell.edu/usda/current/htrcp/htrcp-04-14-2016.pdf
        Intorno al 1908 faccio una media e trovo circa 14 bu/acre, negli ultimi 5 anni leggo invece valori 45 bu/acre…
        Quindi, le rese sono aumentate in media del 220% circa

        In definitiva, la perdita in termini di ricavi è “solo” di circa il 20%.
        Non così male tutto sommato…

        E che cosa si può dire in termini di costi?
        Un secolo fa quasi nulla era meccanizzato… occorrevano legioni di operai…che però venivano pagati un’inezia.
        I costi sono confrontabili in qualche modo? Non ne ho la più pallida idea!

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      4. Sì, Orzo
        le rese aumentano, gli input vengono dati in maniera più mirata (vedi precision farming) ed utilizzati in maniera più efficiente dalle colture, il lavoro fisico è una voce di costo sempre minore sulla produzione per ettaro.
        In futuro questo processo continuerà ancora, è inevitabile.
        Tuttavia se i prezzi dei prodotti agricoli tendono a scendere nel medio periodo non è detto che ciò si traduca automaticamente in una rovina per l’agricoltore.
        Certo stando fermi e facendo esattamente quello che faceva il nostro predecessore falliremo certamente, ma evolvendoci ed adattandoci alle nuove tecnologie, potremo continuare la nostra attività. Ma come? per me riducendo ancora i costi ed allargando le superfici…non ci sono altre possibilità….a meno che non si imbracciano i fucili ed si instaura un regime dove l’innovazione viene controllata dallo Stato ed il libero scambio con il mondo esterno limitato o interdetto. Ma non sono sicuro che sia una soluzione migliore.
        Qualche anno fa si diceva che la crescita della popolazione mondiale avrebbe determinato un innalzamento dei prezzi, nella realtà come si è visto siamo stati facilmente in grado di aumentare la produzione mondiale di cibo (sul grano senza neanche usare OGM), stabilmente oltre le richieste.
        Qualche anno fa si diceva che il riscaldamento globale avrebbe determinato carestie e riduzioni della produzione…neanche questo si è visto.
        Quello che si vede all’orizzonte è una agricoltura ampiamente automatizzata con costi di produzione sempre minori, ed uso degli input ancora più efficiente….se così sarà, il prezzo delle produzioni scenderà ancora.

        Sulla economia come diceva Mises:
        “L’economia non deve essere relegata alle lezioni scolastiche e agli uffici di statistica, né deve essere lasciata ai circoli esoterici. Essa rappresenta la filosofia della vita e dell’azione umana, tratta dei fondamentali problemi della società, e per questo concerne tutto, tutti quanti, e appartiene a tutti noi.”

        Dunque tutti noi siamo autorizzati a parlare di economia, osservarla, studiarla ed a capirla…. Anche io, la cui formazione economica deriva dal gioco del Monopoli e dagli imperdibili inserti delle lezioni di economia di Zio Paperone del Sole24Ore.
        http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/02/18/anche-zio-paperone-insegnera-economia-sul.html

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  7. a leggere i commenti, c’è da costatare che grande è la confusione sotto il cielo; nel senso che, concesso che la pac non è certo d’aiuto per l’agricoltore italiano (con tutti i gli obblighi e i cavilli burocratici che comporta) , di contro, non è facile trovare una soluzione utile a fermare la progressiva perdita di reddito della nostra agricoltura.
    c’è chi se la prende con il ceto “parassitario” degli agricoltori non attivi, chi con il psr mal interpretato e adottato, chi con la mancanza di intraprendenza e/o di soluzioni “innovative”, chi con il colposo disinteresse di politici e sindacati.
    per restare nell’ambito dei seminativi, non credo che qualcuno riuscirà a fare miracoli, per quanto si ingegni nel trovare stratagemmi tecnici o agronomici , che possano battere, in ordine: l’aleatorità del clima, la capacità produttiva intrinseca dei terreni, il costo della semina, il mercato deciso a livello globale.
    in sintesi, quanti quintali di grano duro dovrà produrre un ettaro di terreno per garantire un reddito adeguato, stante che da qualche anno il prezzo del duro viaggia attorno ai 20 centesimi, e da lì non sembra voglia schiodarsi?
    pertanto, a mio modesto giudizio, è solo sulla formazione del prezzo che occorre intervenire.

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    1. Adamenzo
      il grano duro è una coltura come un altra, non è una missione di vita.
      Per quanto mi riguarda, anche se ho aperto un blog a lui dedicato, può anche scomparire domani se non è più redditizio.
      Dobbiamo diversificare come fanno i nostri concorrenti. In mezzo a 6-7 colture è inevitabile che alcune abbiano dei prezzi pessimi, altri discreti, altri ottimi. Diversificando si minimizzano i rischi anche del clima e si stabilizza il reddito.
      Il prezzo si formerà sempre come incontro tra domanda ed offerta, non esiste nessun altro sistema migliore di questo, per garantire entrambe le parti, nel medio periodo…di questo io sono certo, e non esiste alternativa per me (almeno non di successo)…tantomeno l’alternativa te la possono dare politici che non riescono a gestire neanche l’ordinaria amministrazione.
      Il concetto di reddito adeguato è un’idea da sindacalista del pubblico impiego, l’azienda agricola è una impresa….non ci potrà mai essere alcun reddito garantito o commisurato al lavoro che svolgi, altrimenti non sarebbe una impresa ma un impiego con retribuzione oraria….in Unione Sovietica, l’unica vera alternativa storica al libero mercato, ci si avvicino molto al modello socialista ed impiegatizio anche in campo agricolo, eliminando anche la piccola proprietà contadina…dopo 70 anni di impiego sicuro per i loro addetti agricoli però la loro agricoltura non era più capace di sfamarli.
      Questo vuol dire che i prezzi bassi servono per cercare nuove strade, nuove colture, nuove soluzioni, o in ultima analisi nuove attività. Il prezzo basso è funzionale ad una società dinamica quale è quella globale in cui giocoforza ci muoviamo….o per dirla in altri termini in ogni crisi ci sono opportunità.
      D’altro canto piangersi addosso o ipotizzare alternative impossibili è inutile.

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    1. capisco, purtroppo generalizzare è sempre sbagliato, i PSR vengono gestiti a livello regionale per cui vi possono essere grandi differenze nelle impostazioni tra una regione e l’altra.
      Qui in Sicilia danno grande valore alla partecipazione ad una filiera, aggregazione di aziende in consorzi o alla commercializzazione diretta del prodotto.
      In buona sostanza i piccoli vengono regimentati all’interno delle strutture di partito o dei sindacati e percepiscono in proporzione anche tanto….si parla di un contributo del 70% a fondo perduto che è una enormità e non potrà che generare principalmente progetti finalizzati esclusivamente al percepimento del contributo.
      Agricoltura di carta sempre più insomma.

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  8. Tutti i cerealicoltori europei e soprattutto i paesi che finanziano più la pac(Italia compresa) dovrebbero percepire lo stesso aiuto al reddito per ettaro e lasciati più liberi possibili nelle scelte aziendali della produzione(nel rispetto di una visione competitiva )
    Altro problema è aver coraggio nella determinazione della figura di agricoltore attivo…pensa ho visto comuni concedere la qualifica di iap a impiegati..stringere la maglia a chi paga i contributi agricoli e allargarla ai soli che creano occupazione..potrebbe essere una nuova visione..che senso hanno i 12 ettari confinanti da più lati con la mia azienda passati in successione a non so quanti eredi che ci trovano cmq un interesse perchè ci fanno progetti psr misure agroambientali e riescono cmq ad avere una rendita..concordo su alcuni sindacati che tutelano anche le piccole aziende gestite da chiunque dovrebbero aggiornarsi e guardare ad una visione di competitività agricola e non di fascicoli aziendali

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    1. concordo sull’agricoltore attivo…ma mi sembra purtroppo che l’orientamento del legislatore Europeo, da quello che si prefigura, vada in direzione opposta. Vedremo cosa accadrà.

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    2. Sindacati, intermediari, controllori, sono il cancro che uccide l’agricoltura italiana.
      I controllori non dovrebbero controllare se hai l’abilitazione, ma dovrebbero controllare la qualità del prodotto.

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      1. Sabin, hai centrato il problema ma di tutti questi soldi sia della pac che dei psr quanti se ne perdono per strada ? Io ricordo che molti anni fa facevano dei bei mutui agevolati trentennali ,conosco molta gente che si è comprata l’azienda in questo modo , così facendo non ci sarebbe bisogno di tutto questo fiume di denaro , così facendo quando fai un debito senza l’ incentivo(che per molti si è rivelato una rovina) badi bene a come investi i soldi. Comunque io penso che con questi vari finanziamenti che dicono di dare al settore agricolo, in realtà sotto sotto li riescono a pilotare dove vogliono(vedi i vari psr) . In realtà secondo me ci manipolano come vogliono.

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      2. Anonimo,i PSR sono fatti e pensati per manipolare l’agricoltura verso quei obiettivi che la comunità europea si é preposta

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      3. Ricordiamoci che i psr(secondo pilastro) fanno parte dello stesso plafond che dovrebbe essere destinato all’agricoltura e quindi a noi..molte regioni italiane hanno rafforzato il primo pilastro dando nel tempo aiuti al reddito molto proficui e relegando ai psr i progetti per la filiera e per le cooperative..in Sicilia se non mi sbaglio anche per scelta(in parte lo impone l’europa) si è preferito destinare più somme ai psr che al primo pilastro….molte aziende in Sicilia se è vero che hanno cambiato i mezzi grazie ai psr e anche vero che gli stessi attrezzi non hanno dato più redditività alle aziende(più comodità)e le stesse non hanno liquidità per acquistare nuove terre…di sicuro le industrie,i concessionari,tutto l’indotto…è cresciuto moltissimo..officine locali comprese,
        Questo per dire che è un pò una rapina..almeno questa volta nelle misure agroambientali hanno previsto un interessante aiuto per la semina diretta speriamo ci accedano più aziende possibili certo se vediamo il Veneto lo stesso viene elargito per2-3volte…

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      4. Anonimo la “piccola proprietà contadina”In Sicilia è stato un istituto che ha permesso ai più audaci di diventare proprietari di aziende più o meno vaste..fino a qualche tempo fa Ismea con i prestiti agevolati fungeva da stesso istituto..oggi questa possibilità è data così per i nuovi insediati o meglio per chi ancora si deve insediare per gli altri ismea concede fideussioni che dovrebbero agevolare l’accesso al credito bancario…il problema è anche un altro :quando un’azienda o dei terreni interessanti vanno in vendità c’è quasi sempre “un’appassionato fuori mestiere”o aziende agricole di 200 ha che non ti permettono di avviare le pratiche e il venditore preferisce il “cash” ad ismea(alcuni di questi prima pagano e poi avvianno le pratiche Ismea )

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    3. mi dispiace ma non concordo, è difficile che un proprietario di pochi ettari di terreno possa usufruire delle varie misure previste dai psr regionali, ci sono le graduatorie e sono sempre i cd o iap con parecchi ettari in conduzione ad avere la meglio sui piccoli. Inoltre se è vero che un piccolo proprietario riesca a fare reddito nonostate le spese di gestione spesso superiori a coloro che hanno maggiore estensione, non capisco perchè quest’ultimi si lamentano per i propri redditi ridotti in funzione dei prezzi. Riduci le superfici e non il contrario. E non sono i contributi agricoli che incidono in maniera determinante sulle spese dei coltivatori diretti.

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      1. Dipende dalla misura del PSR e dalla coltura che insiste sulle superfici aziendali. Tu dici che non incidono contributi INPS, contabilità, camera di commercio e quant’altro?
        Ti sbagli perché quando tu che sei agricoltore vai in rosso perché quello che produci è sottopagato, chi non ha spese di gestione continua a fare reddito

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      2. Ogni Regione probabilmente da una valutazione diversa alla figura professionale nei PSR, in Sicilia è molto poco considerata nei calcoli dei punteggi per le graduatorie ad esempio….io sono sempre tra gli ultimi nelle graduatorie a punteggio, pur essendo grandetto e con tutti i crismi ed i costi della professionalità

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      3. I vecchi psr in Sicilia sono stati spesi con varie modalità perfino con priorità in base all’ora del timbro postale..dando soldi a chiunque aziende con 20 ettari hanno in passato comprato i trattori e avuto accesso alle varie misure..altri colleghi che dovevano cambiare le gomme ai trattori con i psr hanno preso dei nuovi trattori
        Qualcosa è cambiato con i nuovi psr in Sicilia si da priorità a progetti che chiudono la filiera.,all’aggregazione,si da priorità agli ammassi aziendali il tutto con il 70%a fondo perduto..qui la critica è opposta non hai la possibilità di cambiare i mezzi a meno che presenti grandi progetti per arrivare ad un progetto adeguato..conclusioni vi accederanno le aziende che già avevano previsto grossi investimenti-settore vitinicolo-e i piccoli medi verranno esclusi
        Per quanto riguarda le misure agroambientali anche le piccole aziende gestire da impiegati ne hanno accesso..basta avere partita Iva

        Per barese cosa significa:
        Riduci le superfici e non il contrario. E non sono i contributi agricoli che incidono in maniera determinante sulle spese dei coltivatori diretti

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  9. La PAC, secondo meno ha iniziato questa via Crucis nel momento in cui, oltre 10 anni fa, si è passati al disaccoppiamento, promuovendo di fatto i proprietari terrieri più che chi effettivamente lavora i terreni. Ora il problema che mi sorge è che se dovessimo adottare anche in Italia una politica agricola nazionale, considerando le menti politiche che ci governano, non oso immaginare cosa ci potrebbe riservare il futuro.

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    1. temo anche io che le politiche agricole Italiane potrebbero essere anche peggio(già immagino l’Italia coltivata a grano antico)…ma quello che può andar bene in Francia non è detto che vada bene in Italia.
      Del resto la PAC attuale va benissimo in Germania, Olanda, Belgio…malissimo in altri Paesi. Stesse politiche determinano risultati diversi nei vari paesi per vari motivi.
      Rimango intimamente convinto però che per affrontare il mercato globale non servono contributi pubblici, serve solo spietata selezione in favore di un ceto agricolo giovane e professionale.
      L’Italia agricola è principalmente popolata da anziani abituati a percepire la PAC come fosse una rendita, questo è il principale problema per me. In misura minore ma crescente i PSR sono usati male e servono generalmente per consentire a politici e sindacati la gestione dei clientes.

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      1. Esatto Granduro, purtroppo la politica e i sindacati sono il cancro dell’agricoltura italiana; a mio avviso la PAC dovrebbe tornare all’aiuto accoppiato, stanziando fondi per ogni comparto colturale e poi dividerli per gli ettari seminati di quella coltura, come si fa attualmente con l’aiuto grano duro e colture proteiche, senza quella menata delle assicurazioni per foraggiare banche, compagnie assicurative e sindacati.
        Solo così si può mandare in pensione i pensionati, i proprietari terrieri non coltivatori e gli agricoltori della domenica che parassitizzano tutto il sistema.
        Per quanto riguarda i PSR, dovrebbero essere ristrutturati, dovrebbe scomparire innanzitutto quella farsa del primo insediamento ed essere utilizzati solo per garantire la cooperazione di ogni filiera produttiva produttore-trasformazione-distribuzione; perché che senso avrebbe incentivare ad esempio il biologico se poi si è carenti di tutte le fasi successive.

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      2. Nella mia zona e nel centro Italia di anziani che percepiscono la Pac non ce ne sono quasi più, l’aumento dell’età, l’alzarsi dell’asticella delle regole e l’aumento dei costi fissi rendono sconveniente proseguire con meno di dieci/quindici ettari quindi si affitta al nuovo che avanza. Questi a cui i psr sono dedicati, generalmente devastano il fondo e la metà circa portano i libri in tribunale non pagando gli affitti. I rovi avanzano poi.

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      3. Per anni abbiamo avuto l’aiuto accoppiato sul grano duro (l’ex integrazione) e si sono viste robe contrarie a qualsiasi logica agronomica (almeno in Sicilia). Grano seminato per 10 anni di fila solo allo scopo di ottenere l’aiuto, nessuna rotazione, depauperamento dei terreni, qualità infima. Non sono convinto che l’aiuto accoppiato sia la strada….purtroppo più ingente è il contributo, maggiori saranno gli stratagemmi messi in atto da ciascuno di noi per massimizzarne l’acquisizione…è inevitabile.
        Pensionati e feudatari si ritireranno solo quando lo Stato non darà più un Euro e si dovranno battere sul mercato, a quel punto abituati da una vita a vivere di rendita senza lottare e senza evolversi, saranno costretti a cedere molto rapidamente.
        Purtroppo l’Italia è un Paese governato da vecchi e con politiche per i vecchi per cui questo che prospetto non avverrà mai per volontà Italiana, lo potremo soltanto subire se cadrà l’impalcatura Europea e non è neanche sicuro che ciò determinerà un futuro migliore. L’unica certezza che ho che il sistema attuale è e continuerà ad essere niente più che un processo di “dolce morte” per i tanti agricoltori anziani che popolano il nostro settore. Tra qualche anno se qualcosa sarà rimasto, forse qualcuno raccoglierà i cocci.

        I Psr non potranno mai funzionare perchè sono strutturati ad uso e consumo della politica e dei sindacati (ed in piccola parte anche degli agronomi, dai), non è loro interesse creare imprese agricole professionali forti ed autonome…loro vogliono solo piccoli questuanti disperati ed ignoranti e francamente credo che ci riescano molto bene.

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      4. Toni

        Non prendono più la PAC direttamente forse, ma il canone d’affitto oggi comprende interamente la PAC + il corrispettivo per l’uso del terreno), per cui rispetto al passato chi prende in affitto il terreno è anche costretto a sobbarcarsi il rischio di mancato percepimento della PAC.
        In un modo o nell’altro la PAC arriva sempre al vecchio proprietario…se non percepissero nulla o poco (come in effetti dovrebbe essere visto i margini della agricoltura) sarebbero costretti a vendere.
        Solo con una azienda di proprietà può essere creata una impresa agricola forte e strutturata nel tempo.
        Quando si coltiva un terreno in affitto (soprattutto affitti annuali o precari) si adotta una strategia sfruttante rispetto ad un terreno in proprietà generalmente, ma ha una giustificazione economica. Se chi prende terreni in affitto dovesse anche preoccuparsi di migliorarli (anche mantenerli in buono stato, soprattutto per terreni difficili in collina, comporta costi e sacrifici), sarebbe un benefattore più che un imprenditore.

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      5. Non si tratta solo di giovani o di efficienza ma anche di accesso al credito di accesso alla terra (il costo anche “grazie alla pac”, di quest’ultima credo sia troppo alto in base alla redditività)In questo contesto rimarebbero i più forti i più strutturati chi ha più risorse finanziarie e per i piccoli medi senza aiuto sarà difficile strutturarsi..rimarrebbero solo i giovani fortunati figli dei più forti–si ad una politica agraria per la competitività che dia la possibilità a piccole medie imprese gestite da iap o coltivatori diretti di strutturarsi ed essere competiti..forse la mia è una visione un pò all’antica tramandata dal nonno che aveva lo scopo di acquistare i terreni..oggi forse si dovrebbe pensare alla gestione della terra magari in affitto o in comodato gratuito come accade dalle mie parti…quindi pensare a diventare conto terzisti

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      6. Cerealicolo
        hai perfettamente ragione. Eliminando l’aiuto a fondo perduto sul terreno (e ciò farebbe crollare i valori fondiari peraltro) andrebbe implementato il credito agrario dall’altro e la possibilità di accesso alla terra da parte delle nuove leve. Ma Terra in proprietà, niente comodati o affitti che servono sempre e solo per tenere al guinzaglio le nuove imprese, oppure semplicemente per utilizzare il giovane come prestanome.

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      7. Con aiuto accoppiato sullo stile pre-Fisler (integrazione) intendevo che l’importo doveva essere commisurato alla coltura, al budget disponibile e al numero di ettari; nel senso che se in un ipotetico anno un agricoltore prende di aiuto 300 € per aver coltivato il frumento, l’anno seguente questo aiuto può incrementare o diminuire se gli ettari a tale coltura diminuiscono o aumentano a parità di budget; mentre l’integrazione era fissa per ogni coltura indipendentemente dagli altri parametri.
        Per i PSR, ho avuto a che fare con alcune pratiche di primo insediamento, la maggior parte sono tutti passaggi tra familiari, con l’insediato che si trova perfino fuori regione per studiare; con altre pratiche di ammodernamento dove fioccavano cifre a 5 zeri e anche se facevi notare all’interessato della pazzia a cui andava incontro, era inamovibile.

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      8. Allo stato attuale delle cose, per sopravvivere in agricoltura, bisogna avere terreni di proprietà e valutare l’efficienza d’utilizzo delle macchine ed attrezzature per la lavorazione, non ha senso acquistare un trattore e poi pagare le rate del mutuo con gli aiuti PAC piuttosto che con il bilancio della PLV aziendale

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      9. e perchè mai? Dalle mie parti il 90 % di coloro che coltivano non prendono 1 € di PAC, spesso neanche il gasolio agricolo agevolato.
        Io stesso coltivo la gran parte dei terreni (non miei) senza percepire nulla.
        Ciò mi ha costretto a fare di necessità virtù, ovvero coltivare leguminose su grande scala (generalmente il terreno a rinnovo te lo danno gratis, perchè mediamente il proprietario sa coltivare solo frumento e lo vuole coltivare lui in proprio o contoterzi convinto di fare i soldi, ah, ah), trovare mercati di sbocco, migliorare le rese, migliorare la tecnica….darsi da fare insomma…cosa che se prendessi una comoda PAC non avrei probabilmente fatto.
        Dove percepisco contributi, ho pagato per percepirli all’atto dell’acquisto dei terreni.
        Se non ci fossero stati i contributi PAC avrei risparmiato un sacco di soldi al momento dell’acquisto dei terreni. I contributi sono negativi per chi intende l’attività agricola come mera attività imprenditoriale. Se non ci fossero, il terreno andrebbe regalato o quasi. E sarebbe l’unico modo possibile per creare aziende agricole abbastanza grandi da competere con il mondo esterno ed in grado di sfruttare la tecnologia che oggi consente ad un solo operatore di gestire con facilità centinaia di ettari di terreni anche complicati.

        Ortofrutta e vigneti sino all’anno scorso non hanno mai percepito contributi, non mi pare che siano scomparsi, anzi il settore del vino è l’unico che è progredito ed è competitivo a livello globale.

        Io direi che senza PAC non avrebbe 1 anno di vita la rendita parassitaria ed i CAA, l’agricoltura sarebbe soltanto rivoluzionata, e penso in meglio.

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      10. Granduro, ma sei sicuro di quello che dici? Se non ci fosse la PAC, quei terreni che tu hai in comodato, dovresti pagarci l’affitto; ed ho i miei dubbi che arriveresti ad una PLV positiva visti soprattutto l’aumento del divario della forbice tra costi di produzione e prodotti vendibili

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      11. certo che sono sicuro, ci potrei pagare l’affitto solo se quel terreno desse un reddito soddisfacente (magari senza PAc sarebbe così), e lo pagherei volentieri….se la situazione dovesse rimanere quella attuale, cioè di margini di ricavo scarsi (cosa più o meno prevedibile visto quello che accade nelle altre realtà), il proprietario sarebbe costretto a vendere quel terreno, altro che affitto, nessuno prende terreno in affitto senza ricavo…i margini della agricoltura del futuro saranno sempre più bass, è inevitabile, e potranno consentire un ricavo solo a chi gestirà grandi superfici.

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      12. allora sono io che conosco solo gente strana! pensa che da me molti proprietari, la terra la lasciano incolta senza né volerla affittare né vendere

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      13. penso che dipenda dalle zone, da me non trovi un m2 non coltivato…del resto i dati ISTAT lo confermano anche, le terre incolte sono sempre meno al Sud ed Isole, anche se tutti si lamentano.
        Poi insomma dopo 15 anni di PSR in Sicilia praticamente chiunque ha un supertrattore nuovo che sottoutilizza, dunque quello che manca sono proprio i terreni.
        E qui si avverte ancora lo spreco e l’inefficacia dei PSR….purtroppo la politica dirigista crea inevitabili distorsioni.

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      14. Concordo. Aggiungo che l’impatto sul prezzo della terra derivante dalla PAC è inaccettabile sul piano della costruzione del valore di questo fattore. È all’origine dell’inefficienza di tutto il comparto agricolo. Essa ne distorce il valore. Non si può pagare 18000 euro un ettaro di seminativo asciutto. È fuori da ogni logica. Anche con il grano a trenta euro.

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    2. In Europa si parla cmq della nuova pac in divenire speriamo rispecchi meglio le nostre esigenze e che venga ultimato il processo di “uguaglianza e parità di trattamento iniziato malamente con il metodo irlandese.
      Penso che la nostra agricoltura non sia matura per non essere sostenuta dalla pac o dal pan(politica agricola nazionale)penso anche che una pan potrebbe meglio rispecchiare i bisogni locali ma mi” fido”di più dei politici europei che di quelli italiani(per competenza -etica-corruzione)..
      Ma i granicultori francesi non erano difesi da mega cooperative efficienti?o la crisi riguarda altri…!
      Riguardo al patentino per l’utilizzo di motori e macchine agricole obbligatorio da fine anno:
      Anche questa è burocrazia e credo avrà un costo non si poteva inserire il patentino nel corso per la sicurezza e prevenzione rischi…?

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      1. Mi sembra che il blog abbia evidenziato i grossi limiti delle cooperative francesi….francamente tutto si può dire sul blog tranne che veda di buon occhio associazionismo, cooperative e tutto quanto limiti l’individualismo dell’impresa agricola.

        https://durodisicilia.wordpress.com/2016/12/29/il-sistema-delle-cooperative-francesi-dal-punto-di-vista-del-produttore/

        Secondo me l’Italia è anche troppo matura, talmente matura da stare per marcire.

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      2. Sì lo pensavo, ma dovevi chiarirlo, altrimenti qualcuno che leggeva e non conosceva il pregresso poteva pensare che fossimo noi a sponsorizzare le cooperative agricole.

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  10. Non sono solo gli agricoltori ad essere stufi della situazione e ad inneggiare alla Le Pen.
    Da un sondaggio odierno, sembra che sia addirittura in testa alla preferenze dei Francesi (non riesco ad inserire l’immagine, quindi posto il link)

    C’è anche da dire che di solito al secondo turno generalmente la cosa si sgonfia parecchio…

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  11. Come non condividere quello che dici. Però di iper-ecologismo e burocrazia invadente e repressiva non mi pare che siamo secondi ai francesi; stiamo percorrendo la stessa strada e temo che arriveremo alla stessa meta

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    1. Sì, la strada è la stessa, ma in Francia sono davvero esagerati, repressivi ed il francese mediamente osserva le leggi indefessamente. Mentre almeno in Sicilia, l’agricoltore mediamente elude o aggira le norme approfittando del fatto che i controlli non ci sono, o sono per fortuna laschi…per cui noi soffriamo meno, e tiriamo avanti.

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      1. Indubbiamente. E questo fa la differenza tra i francesi e noi italiani, ma, forse, solo per questo moriremo più tardi. I controlli e la burocrazia stanno divenendo stringenti anche in Italia. Almeno per i comuni mortali

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      2. non c’è dubbio….appunto per questo può rilevarsi interessante cercare di seguire l’evoluzione della situazione in Francia dove il declino agricolo sembra più netto ed avanzato del nostro.

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  12. Penso che se in Francia vinca Le Pen, l’euro, l’Ue e noi cittadini e agricoltori subiremmo contraccolpi dalle conseguenze inimmaginabili. Non so dire se in meglio o peggio però sono sicuro che nel breve non ci sarà niente di buono.

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    1. probabile…io non saprei cosa augurarmi come Italiano, però fossi francese probabilmente voterei per La Pen, anche se non concordo su molti aspetti, ma la situazione agricola francese è davvero disastrata.

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